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BEATE QUELLE CHE LA DANNO, PER AVERE ! | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH

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Redazione-  Beate quelle che sfruttano la loro giovinezza e il loro aspetto fisico per fare carriera. Al lavoro, i loro meriti tanto decantati sono (molto spesso) quelli di accalappiare un anziano di potere e giocare sotto le lenzuola con lui. Immagino la gara a chi si offre meglio, una specie di selezione a suon di tette, culi e di quanto si piace al vecchio potente.
Io, lo confesso, sono invidioso: vorrei avere tutta la “carrozzeria” sistemata per abbindolare questo o quello, farei carriera così. E posso dire che, nel mio ambiente di lavoro, vedo che funziona proprio così.
Quelle che dicono di essere serie e moraliste, in genere, sono brutte e vecchie: tutte moraliste perché nessuno le vuole, nemmeno i mariti che, chissà come, se le sono sposate. Vorrei essere la più grande donna facile che, con un colpetto qua e uno là, si sistema.
Un uomo come me, visto che non piace nemmeno agli uomini, resta indietro nel lavoro. Voi donne, soprattutto se appetibili, avete tutti i vecchi bruttoni che contano a portata di mano. Segretamente, vi invidio.
Vedo che mi passano sempre avanti, sul lavoro, quelle con i tacchi alti, gonne sopra al ginocchio, faccia da malandrina. Non dico nulla di nuovo: se ne sentono troppo pochi di casi che fanno scandalo, perché non vengono raccontati i tanti donnaioli affamati che siedono su certe poltrone in alto.
Se ne esce uno ogni tanto e sembra che il mondo del lavoro sia tutto pulito e che tutti siano fedeli. Come li definisci tutti questi uomini importanti che vogliono apparire seri e fedeli?
Armando da Ostuni

Come ripeto talvolta, non c’è la reale volontà di risolvere una certa disparità di trattamento al lavoro non solo verso gli uomini che non vengono considerati come meriterebbero ma anche verso quelle donne che dicono di no — quelle, evidentemente, hanno il difetto imperdonabile di voler lavorare invece di offrirsi come donne.
Gli uomini di potere, qualsiasi potere, se hanno il vizio di tradire, lo fanno e continueranno a farlo sempre. Del resto, perché rinunciare? Il potere, a quanto pare, include anche un abbonamento implicito all’ ipocrisia senza limiti.
Mi chiedi come definisco i tantissimi uomini che tradiscono dichiarandosi puntualmente fedeli: bugiardi. A sentire la stragrande maggioranza degli uomini sposati, a qualsiasi livello, tutti sono felici, fedeli e seri. Un esercito di santi… con una vita notturna e diurna sorprendentemente affollata.
Negli anni, ho letto tante interviste di uomini famosi che si sono sempre dichiarati seri e innamorati della dolce metà proprio quando ci avevano appena provato, ed anche a lungo con me.
Il mondo del lavoro? In tanti casi, è peggio di un luogo di incontri clandestini. Solo che lì almeno nessuno finge che ci sia meritocrazia. Ed è deprimente quando qualcuno di veramente importante non ti fa lavorare perché lo rifiuti come uomo — una strana forma di selezione del personale.
È molto triste, ma è da sempre così. Una tradizione solidissima: cambia il lessico, cambia l’arredamento degli uffici, ma certe “abitudini aziendali” resistono meglio di qualsiasi contratto.
Ho sperimentato un’ infinità di volte il prezzo del mio rifiuto. Ho potuto permettermi di farlo, sfidando i potenti, avendo una famiglia che mi sosteneva in tutto, ma ci sono tante giovani che si trovano costrette ad accettare per non rimanere disoccupate. Libertà di scelta, la chiamano — con una pistola puntata alla carriera.
Comunque, va detto anche che, oggi, il numero di giovani donne disponibili a tutto pur di lavorare e scavalcare le altre è di gran lunga superiore a quello di chi rifiuta, con sofferenza, le avances di qualche uomo potente. Segno dei tempi: il talento è opzionale, la disponibilità no.
Di tante avventure erotiche di signori collocati in alto parlo nel mio ultimo libro “La doppia vita (segreta) dei vip e non solo”. Doppia vita, appunto: una per le interviste, una per il tempo libero. Indovina quale delle due è più sincera.
Tu vedi ‘fortunate’ le giovani che trovano (a volte) dei soggetti con potere che le fanno lavorare solo portandosele a letto? Beh, sono punti di vista — soprattutto se per “carriera” si intende un percorso a tappe… orizzontali.
Uomini di potere che vanno con donne facili che passano da un letto all’altro: non ci vedo autostima negli uomini, né altrettanto in queste donne.
Perché parlare di avventura, di relazione ? È un voler abbellire la realtà come mettere un profumo costoso su una persona che puzza, lui va con ognuna che gli capita, lei, l’ arrivista, pure. Non sono amanti nel vero senso della parola, lui è un uomo di tutte (quelle che ci vanno) lei, una donna di tutti, il lavoro, è la merce di scambio.
Riguardo la beatitudine che tu vedi, non mi trovi
d’ accordo, che fortuna è prestare il proprio corpo ad uno che va con tutte? Fortuna, è vincere alla lotteria, trovare uno che ti lascia con un testamento milionario. Concedersi, unicamente per avere uno o più contratti, a Tizio, poi a Caio, a Sempronio, non significa essere amanti ma barattare il proprio corpo con opportunità professionali, e poi, non metti in conto lo sfinimento fisico e l’ usura?

Il proprio corpo usato sistematicamente come merce di scambio, che fortuna è?

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NOOOO, NON CI POSSO CREDERE… NON È POSSIBILE ! | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH

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Redazione-  Una mia collega di lavoro, fidanzata da poco, un giorno mi chiede cosa ne penso del suo fidanzato e se conosco i motivi del suo comportamento a volte poco rispettoso con lei, dato che lo avevo conosciuto in passato in
un’ altra sede di lavoro. Non avevo mai sentito la mia collega lamentarsi di lui e non amo svelare cosa penso degli altri, ma davanti a una domanda diretta mi sono sentita in dovere di rispondere per quel poco che sapevo. Le dissi di stare in guardia perché lo ricordavo come un donnaiolo che ci provava con tutte, salvo poi litigare con molte. Lei mi rispose quasi divertita: “Ma nooo, non ci posso credere… non è possibile.”
Come una cretina, ho aggiunto anche che ci provava pure quando era appena fidanzato con lei.
Come se nulla fosse, la collega dopo una settimana lo porta in ufficio: lei tutta allegra, risate a non finire, baci e abbracci.
Nemmeno un mese dopo scopre che il suo fidanzato ha messo incinte due donne proprio mentre si era fidanzato con lei.
Da allora sono tornata a farmi i c…. miei, indispettita, pur vedendola in lacrime, non ho detto stavolta una parola.
Ma mi chiedo: perché la gente ti chiede cosa pensi o sai di qualcuno o qualcosa se poi non prende una posizione? Non siamo fornitori di notizie a vuoto.
Susanna da Celle Ligure

L’ incredulità diventa sospetta quando certe frasi (“nooo non mi sembra vero…”, “non può essere…”) vengono usate in modo selettivo per mettere in dubbio sempre la stessa persona, senza mai aprire uno spazio di verifica o approfondimento. Se l’incredulità resta su formule ripetitive e circolari, senza mai trasformarsi in domande reali come “mi spieghi meglio?” o “che cosa possiamo fare concretamente?”, può assumere la forma di una svalutazione indiretta di chi sta parlando.
In questi casi si mantiene un dubbio costante che finisce per indebolire la credibilità dell’altro, anche senza affermazioni esplicite. L’effetto è quello di una comunicazione in cui ci si espone (Tu) ma non si viene davvero ascoltati, perché ciò che si riceve in cambio è una reazione neutra e ripetitiva che non porta mai a un’ elaborazione.
Detto questo, è anche vero che raramente le informazioni su qualcuno vengono prese come il Vangelo. Le persone tendono a verificare con i propri occhi, a osservare nel tempo, o semplicemente a non cambiare opinione anche a costo di sbatterci la testa facendosi male.
Negli ambienti di lavoro, ad esempio, accade che più persone si compattino contro qualcuno: un “branco” che si forma per motivi personali, rivalità, invidie o conflitti pregressi. In questi casi, basta spesso che uno inizi a diffondere un giudizio perché si amplifichi e si rafforzi nel gruppo fino ad odiare tutto il gruppo qualcuno/a.
Al di fuori di queste dinamiche, però, è più frequente che, chi ascolta, resti in una posizione neutra perché non riesce a cogliere il senso vero di una rivelazione.
Infine, quando la curiosità verso la vita degli altri è più vicina al gossip che a un reale bisogno di comprensione, è facile che le reazioni restino superficiali, come un’ incredulità di circostanza, senza conseguenze concrete su ciò che è stato raccontato.
Mi sa di tattica molto “manipolatoria”: far dire tutto all’ altro senza mai esporsi, mostrandosi sempre e solo indignati ed increduli, ottimo escamotage per far vuotare sempre più il sacco a qualcuno.

La tua collega non ha creduto in te? No problem, la vita è una maestra severa, ci pensa lei a svegliare gli animi.

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SONO STATO ASSUNTO PER MERITO, DE MI’ CUGINA…. | FILO DIRETTO CON I LETTORI DI ALESSANDRA HROPICH

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Redazione-  Al lavoro, non esistevo, ero come un morto che timbrava il cartellino anche se da precario, tutte quelle più giovani e carine invece, si davano da fare per entrare nella stanza del capo, siccome io sono un uomo e non ho le fattezze femminili, ho preso una decisione: una mattina chiedo al mio capo di parlargli e lo faccio facendomi accompagnare da mia “cugina”. Ho preso una molto carina ed italiana che lavora molto con una piattaforma dove propone immagini del suo corpo, a richiesta. Le avevo detto di vestirsi con una giacca e gonna scura, come si usa nel mio ambiente di lavoro e le avevo chiesto anche di mettere un sottogiacca provocante. Il top era rosso fuoco di raso ed aderentissimo, già il vederla così, stava mandando in estasi anche me. Beh? Sono stato assunto a tempo indeterminato con contratto immediato perché “mia cugina”, mentre io illustravo i miei titoli di studio chiedendo di essere finalmente assunto a tempo indeterminato, lei faceva sguardi da gattamorta e pose ammiccanti. Sembrava uno di quei film comici in cui la bellona stuzzica il vecchio potente. Il mio capo era diventato rosso come un peperone, mia “cugina”, faceva l’occhiolino al vecchio ed io, tempo 15 minuti, sono stato spedito al quinto piano, al reparto risorse umane, a firmare finalmente (dopo anni di precariato) il contratto che mi assumeva a tempo indeterminato. Non saprò mai se mia “cugina” e il capo avessero fatto sesso. Ma so che un bel seno, un bel culo e delle belle gambe sono ancora considerate merito in molti posti di lavoro.
Riccardo da Subiaco

In moltissimi ambienti professionali funziona così: molto spesso, il “merito” è proprio quello che hai raccontato.
Anni fa, mi capitò di assecondare — ma solo facendoglielo immaginare — un potente manager che era il Presidente di una delle più importanti e ricche società d’Italia. Ricordo un uomo importante e piuttosto chiuso di carattere, uno di quelli che ti ricevono con le braccia conserte (sintomo di chiusura) seduto di fronte alla sua scrivania.
Feci due incontri con l’importante Ingegnere: la prima volta, si congedò dicendo che mi avrebbe fatta chiamare. Ma, dopo otto mesi di silenzio, evidentemente né il mio curriculum né la mia professionalità avevano fatto centro… così decisi di tornare, mettendo da parte le formalità (tanto, a quanto pare, non erano necessarie).
Gli dissi che avrei voluto portarlo a cena, con un atteggiamento da donna in preda a un raptus di passione; aggiunsi che lo trovavo un bell’uomo e, soprattutto, dal “lei” che gli avevo sempre dato, passai a dargli del “tu” senza chiedere il permesso. Dissi poche frasi, come fossi impazzita: credo proprio che l’alto dirigente si sentì travolto dalla mia sfrontatezza… o forse, più semplicemente, lusingato come non gli capitava da tempo. Ricordo solo un accenno di sorriso sul suo volto, come se avesse voluto dirmi: “Ti sei svegliata finalmente!”
Sta di fatto che non feci nemmeno in tempo a tornare a casa che mi ritrovai un telegramma nella buca delle lettere, per il lavoro che avevo chiesto. Evidentemente, tra competenze e complimenti, qualcuno sa fare le sue priorità.
Ma io, a differenza di tua “cugina” e molte altre, avevo solo tentato (riuscendoci) di addolcire il rigido e chiuso dirigente, facendolo sentire bello… a tal punto da immaginarmi già pronta ad avventarmi su di lui — a data da destinarsi, ovviamente. Diciamo che ho lasciato intendere molto, mantenendo tutto sul piano teorico: una specie di “promessa ben confezionata”.
Ti ho raccontato il mio episodio per farti capire che gli uomini, su qualunque importante sedia siano seduti, restano spesso molto sensibili a certi tipi di attenzioni… più che a un curriculum impeccabile.
Sia chiaro, a me andò bene con una promessa. Ma molti altri uomini, ricchi, famosi, importanti ed anche comuni cittadini, non si sarebbero mai accontentati: più che immaginare, avrebbero voluto (preteso, per essere precisi) passare subito alla prova pratica.

Quindi, quanto hai potuto constatare tu, caro Riccardo, io l’ho verificato da tanto tempo e in ogni ambiente professionale e non, ovunque cisono uomini a caccia di prede giovani ed appetibili, non esistono ambienti seri e professionali quando gli uomini lavorano con le donne, salvo quelle inguardabili o di zero interesse.

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