Lifestyle
EMISSIONE FRANCOBOLLO ENRICO AMERI
Redazione- Poste Italiane comunica che il 15 aprile 2026 verrà emesso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy un francobollo appartenente alla serie tematica “le eccellenze del Patrimonio culturale italiano” dedicato a Enrico Ameri, nel centenario della nascita, relativo al valore della tariffa B pari a 1,30€.
Tiratura: centottantamila esemplari.
Foglio: quarantacinque esemplari.
Il francobollo è stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., in rotocalcografia, su carta bianca, patinata neutra, autoadesiva con imbiancante ottico.
Bozzetto a cura di Giustina Milite e Matias Hermo.
La vignetta raffigura un ritratto di Enrico Ameri, storica voce della radio sportiva italiana, impegnato in una radiocronaca del campionato di calcio. Sullo sfondo compaiono lo stadio affollato e il campo da gioco.
Completano il francobollo le legende “ENRICO AMERI”, “RADIOCRONISTA” e le date “1926 – 2004”, la scritta “ITALIA” e l’indicazione tariffaria “B”.
L’annullo primo giorno di emissione sarà disponibile presso lo sportello filatelico dell’ufficio postale di Lucca Centro.
Il francobollo e i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettini illustrativi saranno disponibili presso gli Uffici Postali con sportello filatelico, gli “Spazio Filatelia” di Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Roma 1, Torino, Trieste, Verona e sul sito www.filatelia.poste.it.
Lifestyle
VINITALY: USO DEL RAME IN VITICOLTURA, BIO CANTINA SOCIALE ORSOGNA SVELA STUDIO SU INNOCUITÀ IN TERRENI RICCHI DI SOSTANZA ORGANICA GRAZIE A PRATICHE BIOLOGICHE E BIODINAMICHE
CONVEGNO ALLA FIERA DI VERONA CON FOCUS SULLE POTENZIALI IMPLICAZIONI DEL TERMINE DELLA DEROGA CONCESSA DALLA UE FINO A GIUGNO 2029: PRESENTATA RICERCA CONDOTTA PER QUATTRO ANNI DALLE UNIVERSITÀ DI PERUGIA, TERAMO E NAPOLI. SOTTOSEGRETARIO AL MASAF D’ERAMO, “PRONTI AD APRIRE TAVOLO TECNICO SCIENTIFICO”
Redazione – L’utilizzo del rame in viticoltura biologica e biodinamica non comporta accumuli dannosi di residui nei terreni e non compromette la vitalità microbiologica. Occorre dunque aprire una riflessione, basata su evidenze scientifiche, in merito al divieto dell’Unione europea che dovrebbe scattare dopo la proroga concessa fino al giugno del 2029, tenuto conto che ad oggi non ci sono alternative valide per contrastare patologie e parassiti delle piante.
Alla presenza del sottosegretario di Stato al Masaf, con delega al Biologico, Luigi D’Eramo, questi i concetti rilanciati al Vinitaly di Verona, nel convegno “Rame in Viticoltura: strategie rigenerative, ricerche scientifiche e il futuro della difesa biologica e biodinamica”, organizzato, in partnership con Coldiretti nazionale dalla Bio Cantina Sociale Orsogna, realtà abruzzese leader in Italia nella viticoltura biologica e biodinamica, con circa 300 soci operativi su 1.500 ettari di vigneto, da anni impegnata nella tutela della biodiversità e nella riscoperta di antichi vitigni.
L’occasione per presentare l’esito di uno studio condotto dal 2022 al 2024 in partnership con le Università di Perugia, Teramo e Napoli, sui terreni della stessa Bio Cantina Sociale Orsogna.
Nell’introdurre i lavori, moderati dal giornalista del Sole 24/Agrisole Giorgio Dell’Orefice, ha subito evidenziato il sottosegretario D’Eramo: “Il biologico è oramai un settore assolutamente centrale della nostra agricoltura, l’Italia in tal senso è protagonista in Europa, con numeri davvero importanti: i consumi interni hanno registrato un aumento del 6%, arrivando a circa 5 miliardi di euro, le esportazioni hanno avuto un incremento del 7%, per un totale di circa 3,9 miliardi di euro. L’Europa prevede di raggiungere entro il 2030 l’obiettivo del 25% delle superfici coltivate biologicamente sull’intero territorio nazionale, e oggi l’Italia si attesta già intorno alla media del 20,2%. Bastino questi numeri per dire che ogni scelta che incide su questo settore, ivi compreso l’utilizzo del rame, va ben meditato e il Ministero è pienamente disponibile a convocare un tavolo dove di questo si possa discutere da un punto di vista tecnico-scientifico”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il vicepresidente della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente, che ha delega all’Agricoltura: “In vista del 2029 è importante favorire studi come questo che dimostrino come, nella realtà, il rame sia sostenibile, anche perché non ci sono vere alternative, e ci troviamo per di più in un contesto generale in cui il cambiamento climatico sta favorendo l’insorgere di nuove patologie e sempre più aggressive. Serve buon senso ed equilibrio, le norme europee devono essere scritte aderendo al mondo reale”.
L’impatto del rame utilizzato entro i limiti di legge di 4 kg annui per ettaro è stato studiato in terreni della Bio Cantina Sociale Orsogna, dove la fertilità e vitalità del suolo viene mantenuta attraverso letamazioni, pascolamento di greggi, sovescio, compost di letame, residui della vinificazione, senza l’uso di pesticidi, per preservare un agrosistema ricco di forme di vita vegetali, animali e microbiche.
Ha dunque evidenziato Camillo Zulli, direttore e enologo della Bio Cantina Sociale Orsogna: “Per la riduzione dell’utilizzo del rame tanto si è fatto. Nel tempo è stato ridotto di circa l’85% passando dai 25 kg di rame per ettaro annui degli anni ’60 e ’70, agli attuali 3 kg, limite per l’agricoltura biodinamica. Obiettivo di questo incontro è stato quello di presentare i risultati della ricerca condotta in collaborazione con prestigiosi atenei, con l’obiettivo di sostituire i pregiudizi con dati scientifici verificati sull’impiego del rame in viticoltura biologica e biodinamica. Il risultato dello studio quadriennale è che nei vigneti coltivati secondo i principi del biologico e del biodinamico, le analisi hanno dimostrato che non si è registrato alcun incremento nell’accumulo di rame nel suolo, smentendo uno dei timori più diffusi tra i tecnici del settore. Il segreto è dunque quello di preservare la sostanza organica del suolo”.
A confermarlo il professor Alessandro Piccolo, già ordinario di Chimica agraria dell’Università di Napoli Federico II, e presidente della Società italiana di scienze biodinamiche.
“Il rame è un elemento fitotossico e anche antifungino, utilizzato in particolare per controllare la peronospora. Il punto è che i terreni, quando sono arricchiti di sostanza organica, sono in grado di ‘rapire’ il rame e quindi renderlo per così dire meno ‘trasportabile’, ‘mobile’ nell’ambiente e quindi non pericoloso per catena alimentare – ha spiegato il docente -. Questo accade in particolare nei terreni coltivati con metodo biodinamico, dove il contributo di sostanza organica viene fornito con compost che ha maturato 6-12 mesi fuori dal terreno e che consente un duraturo aumento della fertilità chimica, fisica e biologica, a differenza del letame fresco, che in una stagione vegetativa scompare”.
Sulla non pericolosità del rame non ha dubbi nemmeno il professor Alberto Palliotti, dell’Università di Perugia.
“Non ho mai riscontrato sintomi di ecotossicità, nei vigneti di tutto il mondo che abbiamo studiato, causati dall’utilizzo del rame, entro i limiti attuali, di gran lunga inferiori rispetto al passato. Le concentrazioni che troviamo nei vigneti, anche datati, quindi sottoposti ad anni di trattamento con rame, sempre a dosi di legge, non creano alcun tipo di problema. Nei terreni della Bio Cantina Sociale Orsogna non si sono registrate differenze significative, in termini di pH e sostanza organica presente. E dunque occorre rifletterci bene sull’intenzione di bandire il rame dopo il 2029, anche perché non abbiamo alternative valide; quindi, sarebbe come andare in guerra senza armi, si rischia di causare gravi danni alla viticoltura europea”, ha assicurato Palliotti.
Per Rosanna Tofalo, docente dell’Università di Teramo, ”la sostituzione del rame è non è la soluzione. È necessario adottare un approccio diverso. I nostri studi hanno confermato che i microrganismi associati al suolo possono mettere in atto una serie di meccanismi per ‘detossificare’ il rame aggiunto, e stabilire una resilienza che è alla base di una viticoltura rigenerativa”.
Ha concluso Maria Letizia Gardoni, delegata nazionale di Coldiretti Giovani Impresa: “l’iniziativa condotta da Bio Cantina Sociale Orsogna e dalle tre università, in una virtuosa partnership pubblico-privato è preziosa: il rame, il cui utilizzo si è comunque ridotto drasticamente negli anni, non rappresenta una minaccia, ed anzi è un elemento fondamentale per la gestione non solo delle fitopatie ma anche come nutriente per le comuni tecniche agricole, non solo non causa danni ambientali, ma può migliorare la salute e il benessere delle piante. La Commissione Europea non può dunque immaginare un futuro in agricoltura senza l’uso del rame, in assenza di alternative parimenti efficaci”.
IL LINK AL VIDEO INTEGRALE DEL CONVEGNO
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“MILLE PONTI”: IL CORTOMETRAGGIO CHE ABBATTE OGNI BARRIERA E’ STATO PREMIATO DA WESHORT TRA I MIGLIORI D’ITALIA
Redazione- Il film di Nicolò Novek, prodotto da WowProduction e presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, è tra i titoli più rappresentativi di WeShort. Racconta la fine di un amore segnato dalla disabilità tra le calli veneziane, affrontando il tema delle barriere architettoniche e culturali. «L’eccellenza produttiva deve unirsi alla responsabilità etica», sottolinea il CEO Nicolò Mazzurco.
Roma, 15 aprile 2026 – Mille Ponti, il cortometraggio di WowProduction, casa di produzione veneziana, torna alla ribalta nazionale.
In occasione del quinto anniversario di WeShort, piattaforma internazionale dedicata ai migliori cortometraggi (oltre 25.000 opere candidate, 4.000 titoli selezionati e milioni di spettatori nel mondo), Mille Ponti, diretto da Nicolò Novek, è stato scelto tra i tre cortometraggi più rappresentativi nella storia della piattaforma. Per l’occasione, il film è stato nuovamente reso disponibile online su Coming Soon.
Ambientato tra le calli di Venezia, il film racconta la relazione tra due giovani — lei in carrozzina, lui normodotato — affrontando con sensibilità il tema dell’inclusione.
«La scelta è basata sui contenuti: abbiamo selezionato tre cortometraggi che rappresentano in modo autentico la direzione che stiamo costruendo», spiega Alex Loprieno, fondatore e CEO di WeShort. «Oltre a Mille Ponti, abbiamo scelto Drop e North Star: tre visioni diverse, ma una consapevolezza comune, il cortometraggio non è più un formato di passaggio, bensì un linguaggio centrale nello storytelling contemporaneo».
«Sono profondamente orgoglioso del percorso di Mille Ponti e della collaborazione con WowProduction, che ha creduto fin dall’inizio nella possibilità di unire cinema d’autore e responsabilità sociale», dichiara il regista Nicolò Novek. «Essere selezionati da WeShort tra i titoli più rappresentativi è una grande responsabilità, oltre che un onore, e ci permette di condividere questo racconto con un pubblico sempre più ampio».
Dopo il debutto all’81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e la presentazione al Senato, il cortometraggio entra oggi in una nuova fase di maturità. Distribuito anche nelle sale, ha raccolto il favore di pubblico e critica e, a due anni dall’uscita, continua a far parlare di sé.
Il film è una storia di amore e resilienza ambientata in una Venezia capace di incantare ma anche di porre sfide concrete. Al centro della narrazione, la carrozzina diventa metafora di un percorso verso la conquista di spazi, sogni e diritti, evidenziando come le barriere architettoniche riflettano quelle sociali e culturali.
La storia segue Chiara (Emma Padoan) e Tommaso (Giulio Foccardi), una coppia unita da un legame profondo ma complesso. Lei è costretta su una sedia a rotelle, lui se ne prende cura con dedizione, ma il peso del sacrificio mette alla prova il loro equilibrio. La sceneggiatura di Novek e Claudia Sferrazza evita soluzioni facili e ogni retorica, senza dare per scontata la tenuta dell’amore.
«Crediamo che il cinema non debba solo intrattenere, ma agire come un catalizzatore di cambiamento sociale», afferma Nicolò Mazzurco, founder di WowProduction, parte dell’universo WowHaus. «Il successo di Mille Ponti conferma questa visione: raccontare l’inclusione senza retorica e mettere in luce la complessità delle barriere umane e architettoniche. Il riconoscimento del Senato e la selezione su WeShort dimostrano che il cortometraggio è oggi un linguaggio maturo e necessario, capace di stimolare un dialogo su temi universali
Lifestyle
“VINCA LO STUPORE” | VERSI CHE OSCILLANO TRA FRAGILITÀ E RESISTENZA
Redazione- Le parole più vere sono quelle che germogliano nel quotidiano per farsi luce. Nella nuova raccolta di Paola Floreancig, “Vinca lo stupore”, ogni frammento di vita – un gesto, un ricordo, una perdita o un incontro – diventa il seme di una possibile rinascita. L’opera – pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore – si offre come un viaggio intenso e delicato che attraversa l’amore, la fede e la speranza, con versi limpidi, capaci di parlare direttamente al cuore senza cedere alla retorica. «Fino a quando le persone saranno capaci di stupirsi per piccoli e grandi eventi della loro quotidianità che, in fondo, è la quotidianità di tutti – afferma l’autrice di origine belga, che vive a Moruzzo (Udine) – possiamo pensare che ci sia ancora speranza per il genere umano. Lo stupore non dovrebbe essere il frutto di faticose elaborazioni, ma è indubbio che le battaglie della vita lo rendano più vivido». La sua scrittura non evita il dolore, ma lo abita fino a mutarlo in consapevolezza: «Mi lascio andare e, se sento “caldo” nel cuore o qualcosa di simile, allora vuol dire che è arrivata “la luce”. Basta veramente poco. Basta concedersi il tempo di esserci pienamente e senza troppe sovrastrutture che rischiano di nascondere chi siamo veramente».
I componimenti si muovono in un costante ossimoro emozionale, in equilibrio tra la fragilità della condizione umana e la resistenza dello spirito, tra l’immanenza del giorno e l’aspirazione all’assoluto. «La voce poetica – scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore – parte spesso da immagini concrete (lenzuola stese, una sveglietta, briciole di felicità, un baobab) e le usa come leve per sollevare domande gigantesche: la fede, l’abbandono, la perdita, la dignità, la possibilità di ricominciare». Per Paola Floreancig, la dimensione spirituale non è un rifugio, ma una necessità vitale. La sua opera nasce dalla convinzione che in noi risieda un “altro” capace di dare senso agli eventi del mondo, permettendoci di evolvere da semplici cose a esseri umani in grado di trasfigurare il dolore. «Se limito il mio dolore al materiale mi sento piccola, povera e inutile cosa. Voglio credere, anzi credo, che in noi ci sia altro dalla materia ed è questo “altro” che dà un minimo senso a ciò che ci accade in questo mondo».
La silloge si configura come un processo terapeutico e uno strumento indispensabile per dar voce a ciò che il linguaggio comune non saprebbe dire. «Parlare di certi argomenti non è semplice – confessa l’autrice, che ha dedicato quarant’anni alla scuola come insegnante, dirigente e Ispettrice scolastica, – o comunque non lo è per me, mentre con i versi mi pare quasi di avere ricevuto un permesso speciale e, nello stesso tempo, di non disturbare troppo chi si trova a leggere i miei versi». Tra le pieghe di un percorso segnato dalla malattia e da un lutto devastante, la Floreancig ci insegna che, anche quando tutto sembra fermarsi, può ancora – e deve – vincere lo stupore. «Il messaggio fondamentale, che veniva colto da chi soprattutto mi conosce un po’, è la mia forza di procedere alzando gli occhi da terra e accogliendo ogni giorno quel caldo nel cuore che, per me, è segno, appunto, della vittoria dello stupore sulla maggior parte di ciò che accade». “Vinca lo stupore”, disponibile anche nella versione e-book, sarà in esposizione negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026.
«Sono molto orgogliosa e onorata di questa possibilità – commenta la poetessa -. Lo sono per me, ma anche per le mie figlie che porteranno, spero, nel cuore il ricordo di questa splendida occasione culturale. E lo sono anche per chi non c’è più, i miei genitori, poverissime persone costrette ad emigrare nel dopoguerra per sopravvivere».
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