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IRAN, LA LIBERTÀ NEGATA E IL CORAGGIO DELLE DONNE AL CONVEGNO DI GIORNALISTE ITALIANE
Redazione- «Se volete parlare dell’Iran, fate parlare il popolo iraniano». Con queste parole si è aperto questa mattina, di fronte a una sala gremita, il convegno “Libertà negata: il coraggio delle donne iraniane”, promosso e organizzato dall’Associazione Giornaliste Italiane presso la sede dell’Associazione della Stampa Estera a Roma.
Obiettivo dell’iniziativa che si è svolta a Palazzo Grazioli, è quello di «accendere i riflettori sulla condizione delle donne in Iran, dando voce a chi con coraggio e resilienza ha lottato e lotta quotidianamente per i diritti fondamentali e la libertà», come spiega l’associazione Giornaliste Italiane. Dall’attivista e scrittrice Pegah Moshir Pour, alla fotografa Zhara Rastekar, e poi Leila Farahbakhsh attivista iraniana, Alessia Melcangi, professoressa di Storia del Medio Oriente all’università La Sapienza di Roma, Leila Shirvani, violoncellista. Voci e testimoni di una Terra che sta attraversando un momento cruciale che potrebbe cambiare il corso della storia. A moderare l’incontro Christiana Ruggeri, giornalista Rai del Tg2, che ha sottolineato: «C’è l’urgenza di dare voce a chi, purtroppo, non può far sentire la propria, anche alla luce delle nuove esecuzioni in piazza dei giovani catturati durante le manifestazioni dei mesi scorsi. Non possiamo tacere»
«Le mie foto raccontano la doppia identità delle donne iraniane: coperte sopra e vestite da occidentali sotto» ha ricordato la fotografa e giornalista Zhara Rastekar, che ha mostrato le sue produzioni e ha raccontato quanto sia difficile essere una giornalista persiana. Ecco perché in nome della libertà di stampa che dovrebbe essere un diritto fondamentale universale, l’associazione Giornaliste Italiane ha annunciato di volerle conferire la tessera di socia onoraria. Un gesto simbolico in difesa del diritto di pensiero, di parola e di espressione.
Presente al convegno l’attivista Laila Farahbakhsh che ha portato la sua testimonianza e la sua denuncia: «Sono le donne iraniane che vivono in Iran a dare coraggio a noi che viviamo qui: violentate, torturate, private dei figli. Il minimo che noi possiamo fare è essere la voce della realtà, da quarant’anni in lotta contro il regime». A farle eco l’attivista e scrittrice Pegah Moshir Pour: «Oggi l’orrore ha immagini reali. Il popolo iraniano è traumatizzato dal regime islamico. Chiediamo sostegno internazionale e denunciamo la brutalità sistematica del regime, anche durante la guerra» ha detto.
Nel corso dell’incontro è stato mandato in onda il contributo video inviato da Reza Rashidy. Il giornalista e scrittore iraniano ha denunciato: «Hanno spento Internet, i media per nascondere il loro orrore al mondo. Entrano negli ospedali arrestano e uccidono i feriti, colpevoli di essere ancora vivi. Oggi diciamo basta».
L’evento ha visto anche la suggestiva esibizione della violoncellista Leila Shirvani, che con commozione ha spiegato: «La mia musica è un inno alle donne iraniane, affinché possano esprimersi in maniera libera».
«Le donne rappresentano una sfida profonda al regime, mettendone in crisi la legittimità. Con la guerra, però, la loro lotta rischia di essere repressa e oscurata. Con le bombe infatti non credo cambino i regimi. Il vero cambiamento credo sia piuttosto in atto grazie alle donne» ha aggiunto la professoressa Melcangi, presente tra i relatori, insieme alla direttrice Rai, Angela Mariella, che ha concluso ricordando come «Il coraggio è l’unico strumento e gesto di libertà. Abbiamo bisogno che il popolo iraniano sappia che noi sappiamo. Solo così quella disperazione può diventare speranza, per rompere quella cortina di silenzio».
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RAPINA A POLICORO, ALLARME UGL: “SICUREZZA E LAVORO A RISCHIO, COSÌ SI FRENANO SVILUPPO E INVESTIMENTI”
Redazione- “Furti e rapine, non c’è pace a Policoro (MT): colpo a mano armata nella mattinata di oggi, giovedì 23 aprile, attorno alle ore 9.30, alla gioielleria “Bluespirit” del centro commerciale Heraclea, sulla statale 106 Jonica. Quattro uomini, armati di pistola e incappucciati, secondo alcuni testimoni di nazionalità non italiana, sono entrati nella struttura, aperta dalle ore 9, dirigendosi subito verso la gioielleria e intimando ai presenti di restare fermi. Dopo aver infranto le vetrine e razziato monili e altri oggetti preziosi, si sono dati alla fuga a bordo di un’auto, dove li attendeva un complice alla guida. Un’azione durata pochi minuti, sotto gli occhi terrorizzati dei presenti. Fortunatamente non si registrano feriti. Sul posto sono immediatamente intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Policoro, guidati e coordinati dal maggiore Roberto Rampino. L’auto utilizzata per la fuga è stata data alle fiamme a circa un chilometro dal centro, lungo la complanare. Sono in corso le operazioni delle forze dell’ordine. In pochi istanti i malviventi hanno distrutto le vetrine, impossessandosi di numerosi preziosi sotto gli occhi increduli di clienti e personale. Un colpo rapido e ben organizzato, portato a termine in pochi minuti. Gli inquirenti non escludono che si tratti di un gruppo di professionisti, vista la precisione e la rapidità dell’azione. Sono in corso rilievi e acquisizioni delle immagini dei sistemi di videosorveglianza per ricostruire l’esatta dinamica e individuare i responsabili. “Non siamo più padroni nemmeno delle nostre attività e del nostro futuro”.
Lo riferisce il segretario provinciale dell’Ugl Matera, Pino Giordano, per il quale “a Policoro e in tutta la fascia del Metapontino si vive come prigionieri di un incubo, come se l’area fosse il Far West: si ruba in ogni abitazione e in ogni negozio. Ma oggi il tema non è solo la sicurezza: è anche il futuro occupazionale del territorio. In una zona con enormi potenzialità di sviluppo lavorativo, dal commercio al turismo fino ai servizi, il clima di insicurezza rischia di allontanare investimenti e scoraggiare chi vuole fare impresa. Le attività commerciali e produttive non sono più un punto di forza, ma diventano bersagli. Questo genera un effetto a catena: meno investimenti, meno nuove imprese, meno lavoro. È un danno concreto all’economia locale – prosegue Giordano – che si somma alla crescente sfiducia nelle istituzioni. Si diffonde la convinzione che denunciare significhi soltanto perdere tempo, senza risultati concreti. Per l’Ugl, il sindaco della città, avv. Enrico Bianco, deve farsi portavoce presso tutte le istituzioni e coinvolgere anche il Prefetto, affinché si rafforzi la presenza dello Stato sul territorio con più uomini e mezzi per Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza, oltre a un potenziamento del corpo dei Vigili urbani. È però doveroso sottolineare il grande impegno delle forze dell’ordine di Policoro che, pur con organici ridotti, riescono quotidianamente a garantire un presidio fondamentale di legalità e sicurezza. La sicurezza è una condizione indispensabile non solo per la serenità dei cittadini, ma anche per attrarre investimenti e creare occupazione. Non scopriamo certo “l’acqua calda” – aggiunge Giordano – ma le criticità peggiorano ogni giorno: è necessario reagire con azioni concrete. Policoro e il Metapontino non possono permettersi di perdere opportunità di crescita. Questo territorio ha tutte le carte in regola per svilupparsi e generare lavoro, e per questo l’Ugl rivolge un appello agli imprenditori affinché continuino a investire nell’area, senza lasciarsi scoraggiare da episodi criminali.
Caro sindaco Bianco, ciò che emerge in tutta la sua gravità è che la popolazione, non fidandosi più dello Stato, potrebbe arrivare a forme di reazione pericolose. Tuttavia, nessuno può sentirsi autorizzato a farsi giustizia da sé. La legittima difesa è prevista nei limiti della legge, ma non è accettabile che si scivoli in comportamenti violenti o incontrollati. L’Ugl ribadisce la propria contrarietà alla giustizia fai da te: il rischio è quello di aggravare ulteriormente una situazione già complessa. Siamo convinti, però, che queste bande criminali saranno isolate ed emarginate dalla comunità civile, che saprà reagire nel rispetto della legalità.
Rivolgiamo infine un appello alle istituzioni affinché si intervenga con urgenza, restituendo sicurezza ai cittadini e fiducia a chi vuole vivere, lavorare e investire nel Metapontino, con l’auspicio che prevalgano sempre responsabilità e ragionevolezza.”
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ASM MATERA – CUG, GIORDANO (UGL): “PRESIDIO FONDAMENTALE PER I DIRITTI DEI LAVORATORI E PER UN SISTEMA SANITARIO PIÙ EQUO E PARTECIPATO”
Redazione- Il Segretario Provinciale dell’UGL Matera, Pino Giordano, ha partecipato al convegno promosso dall’ASM Matera dedicato al ruolo del CUG (Comitato Unico di Garanzia), offrendo un contributo centrato sugli aspetti sindacali e lavorativi e ribadendo la necessità di rafforzare strumenti capaci di incidere concretamente sul benessere organizzativo e sulla tutela dei lavoratori del comparto sanitario.
Nel corso dell’incontro, Giordano ha evidenziato come il CUG rappresenti oggi un presidio strategico all’interno delle amministrazioni pubbliche e, in particolare, nelle aziende sanitarie, dove le dinamiche lavorative risultano spesso complesse e caratterizzate da carichi di lavoro elevati, turnazioni gravose e situazioni di forte pressione operativa.
“Il CUG – ha dichiarato Giordano – non può e non deve essere considerato un organismo meramente formale. È invece uno strumento operativo essenziale per prevenire fenomeni di discriminazione, contrastare ogni forma di disagio lavorativo e promuovere condizioni di lavoro improntate al rispetto, alla dignità e alle pari opportunità. In questo senso, assume un ruolo centrale anche nel rafforzamento delle relazioni sindacali.”
Il Segretario UGL ha sottolineato come sia necessario valorizzare ulteriormente il CUG affinché diventi un punto di riferimento stabile e riconosciuto, capace di raccogliere le istanze dei lavoratori e di tradurle in proposte concrete, contribuendo così al miglioramento complessivo dell’organizzazione del lavoro e della qualità dei servizi erogati ai cittadini.
“Parliamo di un organismo che deve essere un vero collante tra il sistema sanitario, le parti sociali e i lavoratori – ha proseguito Giordano – favorendo un dialogo continuo, trasparente e costruttivo. Solo attraverso un confronto strutturato è possibile prevenire criticità, gestire i conflitti e costruire un ambiente lavorativo più sano e partecipato.”
Particolare apprezzamento è stato espresso dal Segretario Provinciale UGL nei confronti del Direttore Generale dell’ASM Matera, Maurizio Friolo, per aver posto con decisione al centro del dibattito il ruolo del CUG, riconoscendone la funzione strategica all’interno dell’organizzazione aziendale.
“Va dato atto al Direttore Generale Friolo – ha aggiunto Giordano – di aver dimostrato sensibilità e visione nel rilanciare il CUG come strumento di raccordo tra l’azienda sanitaria e le rappresentanze dei lavoratori. La sua attenzione su questi temi rappresenta un segnale importante e concreto verso una sanità che non guarda solo agli aspetti organizzativi e gestionali, ma anche alla qualità delle relazioni interne e alla tutela delle persone che vi operano quotidianamente.”
Giordano ha infine ribadito l’impegno dell’UGL Matera nel sostenere e accompagnare percorsi che rafforzino il sistema delle tutele nei luoghi di lavoro, promuovano la cultura del rispetto e favoriscano una maggiore partecipazione dei lavoratori ai processi decisionali.
“Come organizzazione sindacale – ha concluso – continueremo a lavorare affinché il CUG possa esprimere pienamente le proprie potenzialità, contribuendo a costruire un modello di sanità più equo, inclusivo ed efficiente, nel quale il benessere dei lavoratori sia considerato un elemento imprescindibile per garantire servizi di qualità ai cittadini.”
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D’INCECCO E MANNETTI (LEGA): QUOTA OTTO PER MILLE IRPEF AL FONDO NATALITÀ, RISOLUZIONE APPROVATA ALL’UNANIMITÀ
Redazione- Destinare una quota dell’otto per mille dell’Irpef, attribuita alla diretta gestione statale, a sostegno della natalità e della maternità fragile. È quanto prevede la risoluzione presentata dai consiglieri regionali della Lega Vincenzo D’Incecco e Carla Mannetti, approvata oggi all’unanimità nella seduta della Prima Commissione Bilancio. La risoluzione impegna in particolare il Presidente della Regione e la Giunta regionale a promuovere, presso tutte le sedi istituzionali competenti, proposte e iniziative finalizzate a destinare una quota dell’otto per mille dell’Irpef alla creazione di un Fondo per la natalità, oltre alla quota derivante dalle scelte non espresse dai contribuenti. E ciò per rendere strutturale il Bonus nuovi nati, attualmente previsto per il triennio 2025-2027, finanziare la rete delle associazioni di volontariato che operano nei consultori familiari e che sono impegnate nel sostegno alla maternità fragile, in coerenza con quanto previsto dalla legge 194 del 1978. La risoluzione impegna, inoltre, a promuovere un’azione di sensibilizzazione politica e istituzionale volta a rafforzare le politiche nazionali per la natalità e la famiglia, valorizzando le buone pratiche regionali e il ruolo del terzo settore quale presidio sociale essenziale sui territori. “Da oltre un decennio – si fa presente nella risoluzione – le nascite sono in costante diminuzione con un calo di nati di oltre 200 mila unità rispetto ai livelli del 2008, anno in cui si sono registrate oltre 576 mila nascite”. Una tendenza che, insieme all’invecchiamento della popolazione, sta determinando un peggioramento del saldo naturale e rischia di compromettere la sostenibilità del sistema sociale ed economico. Da considerare poi la situazione nei territori interni e montani, dove lo spopolamento è più marcato. Nei piccoli comuni si registra una perdita costante di popolazione e un’età media più elevata rispetto ai centri urbani. “Proprio per contrastare questo fenomeno – ricordano Mannetti e D’Incecco – la Regione Abruzzo ha già adottato misure specifiche, come la legge regionale n. 32 del 21 dicembre 2021, che ha istituito l’assegno di natalità per le famiglie residenti nei piccoli comuni montani. Le scelte di avere figli sono fortemente influenzate dalla stabilità economica delle famiglie, dalla presenza di servizi e da reti sociali di supporto. Per questo riteniamo necessario rafforzare e stabilizzare gli strumenti di sostegno alla natalità e valorizzare il ruolo del volontariato nei consultori familiari.
Destinare una quota dell’otto per mille statale a un Fondo per la natalità rappresenta una fonte di finanziamento stabile e coerente per sostenere la genitorialità e la maternità fragile”.
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