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MONUMENTI APERTI 2026: DAL 18 APRILE ALL’8 NOVEMBRE, IL RACCONTO COLLETTIVO DEL PATRIMONIO ITALIANO ATTRAVERSO 800 MONUMENTI, 100 COMUNITÀ

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La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri

Gustav Mahler

Redazione-  Dal 18 aprile fino all’8 novembre 2026 torna per la sua trentesima edizione Monumenti Aperti, un’iniziativa che, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, apre piccoli e grandi tesori nascosti della penisola in un racconto corale, collettivo e condiviso, in cui monumenti e patrimoni diventano gratuitamente accessibili al pubblico grazie a guide d’eccezione. È il territorio stesso che racconta, che eccezionalmente apre e restituisce la propria bellezza al visitatore come patrimonio vivo, da tramandare e comunicare.

Monumenti Aperti 2026 torna con oltre 800 siti e monumenti distribuiti in 18 regioni, per raccontare – e continuare a raccontare – un Paese vivo, stratificato e ricco di storia. Parte ad aprile con Cagliari un viaggio che continuerà a maggio con un focus speciale sulla Sardegna, con oltre 60 comuni coinvolti insieme a Quiliano (SV) in Liguria, crocevia tra mare e monti, gli scorci medievali di Pinerolo in Piemonte e la preromana Benevento in Campania, la cripta di Saint-Léger ad Aymavilles, uno dei beni religiosi più rilevanti dell’alta Valle d’Aosta, Palermo in Sicilia e a giugno a Perugia. Proseguirà poi in autunno partendo a settembre da Gravellona Toce (VS) e ad ottobre a Bellinzago Novarese (NO), Torino, Ferrara, Latronico (PZ), Siracusa, Trieste, Cosenza, Montefano, Roma, Treviso, Venezia, insieme a diversi comuni sardi e a novembre Milano, Chieti, Bitonto, Campi Bisenzio (FI). Dal Teatro Marrucino di Chieti al Museo di Arte Urbana sulle Migrazioni a Roma, dalla Palazzina Marfisa D’Este di Ferrara a Villa Rendano a Cosenza; e ancora da Cagliari con la Necropoli punica di Tuvixeddu, la più grande del Mediterraneo, a Torino con la Cappella dei Mercanti, arrivando al Parco del Pollino tra Calabria e Basilicata, dove natura e arte contemporanea si parlano, ogni luogo aprirà le sue porte per accogliere i visitatori in un cammino emozionante tra memoria, cultura e bellezza.

A trent’anni dalla sua nascita, l’anima di Monumenti Aperti rimane intatta. Il progetto nasce a Cagliari dall’iniziativa di cinque amici mossi dal desiderio di raccontare il proprio territorio, di renderlo accessibile, comprensibile, condiviso. Da quel primo gesto, semplice e radicale insieme, ha preso forma un percorso che in tre decenni ha coinvolto centinaia di Comuni e riaperto migliaia di monumenti, trasformando un’idea locale in una buona pratica nazionale. È una storia lunga trent’anni che attraversa generazioni, comunità e territori, mantenendo al centro il valore sociale del patrimonio. I monumenti diventano strumenti di relazione e cittadinanza attiva: memoria condivisa ed esperienza partecipata.

Monumenti Aperti è oggi una pratica culturale che connette persone e luoghi, dove il racconto diventa esperienza e la conoscenza nasce dalla partecipazione, rinnovandosi senza perdere la propria origine comunitaria. Da qui lo slogan della trentesima edizione: “Generazione Monumenti Aperti. Un patrimonio di cultura, legami, memoria: una questione d’amore per la nostra terra” e l’immagine dell’opera di Maria Jole Serreli che l’accompagna “In tasca solo pezzi di casa”, e una mission che rende il patrimonio motore di inclusione attraverso iniziative per tutte le età: Cultura senza Barriere, Monumenti in Musica & Spettacolo e attività per bambini e famiglie. Cultura senza Barriere promuove un accesso concreto e inclusivo, con percorsi dedicati, servizi gratuiti e il coinvolgimento di persone con disabilità come guide volontarie, affiancato da una mappatura dei livelli di accessibilità dei monumenti. Monumenti in Musica & Spettacolo coinvolge invece scuole e realtà locali in performance artistiche e musicali, arricchendo le visite e trasformando il patrimonio in un’esperienza condivisa ed emozionale.

“E siamo arrivati alla trentesima edizione” dichiara il Presidente Imago Mundi OdV Massimiliano Messina. “Quasi non sembra vero. Quei ragazzi, quei cinque amici, che hanno iniziato questa meravigliosa avventura, per quanto considerati visionari, non l’avrebbero forse potuto immaginare. Era una scommessa, Monumenti Aperti, che possiamo lecitamente ritenere vinta. I prodromi più di trent’anni fa, fra il 1993 e il 1994, l’intuizione, la scintilla iniziale con la prima edizione a Cagliari nel 1997, poi, con continuità nel tempo, l’evoluzione sempre più convinta a livello regionale e nazionale. Anni segnati da ideali, passione, impegno, entusiasmo, costanza, pazienza, tanta perseveranza. Anche per questo abbiamo voluto dedicare il tema della 30esima alla ‘Generazione Monumenti Aperti’, perché tanti sono i giovani cresciuti con e dentro il nostro progetto, perché noi stessi siamo diventati ‘grandi. Ancora più forte è oggi la volontà di continuare a ‘esserci’ ed evolvere”.

Coordinata a livello nazionale dalla cagliaritana OdV Imago Mundi, la trentesima edizione di Monumenti Aperti segna una tappa importante: dalla prima edizione del 1997, nata in Sardegna, ha registrato oltre 4.241.000 visite guidate, grazie all’impegno di 175.700 studenti e 63.500 volontari, che hanno raccontato e custodito più di 2.863 monumenti in 210 comuni, dalla Sardegna a 18 regioni italiane. Dal 2008 il progetto riceve la Medaglia di Rappresentanza della Presidenza della Repubblica Italiana; nel 2018 ha ottenuto il Premio dell’Unione europea per il Patrimonio Culturale / Europa Nostra Awards (sezione Istruzione, Formazione e Sensibilizzazione), massimo riconoscimento europeo nel settore; nel 2017 la Menzione Speciale del Premio nazionale Sterminata bellezza (Legambiente, Fondazione Symbola, Consiglio Nazionale degli Architetti, Comieco) e nel 2006 il Premio Cultura di Gestione di Federculture. Imago Mundi OdV è entrata nella rete europea Europa Nostra nel 2017 e, dal 2023, fa parte del SIT Alumni Network dell’European Investment Bank Institute, che riunisce i migliori imprenditori sociali europei.

Sponsor tecnici: Arti Grafiche Pisano, CTM SpA/ Media partner: HF4, Radio X e Eja TV.

Per restare aggiornati su tutte le iniziative di Monumenti Aperti è a disposizione l’app Monumenti Aperti oltre agli account social Facebook e Instagram: a livello nazionale @monumentiaperti, e gli account dedicati a ciascuna città o regione della rete.

I contenuti aggiornati sono consultabili sul sito ufficiale www.monumentiaperti.com.

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L’ARMADIO DELLA VERGOGNA PER RICORDARE : STORIE DI UN’ ITALIA OCCUPATA DAI NAZIFASCISTI

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25 aprile festa della.liberazione

Redazione-  L’armadio della vergogna, storie di un’ Italia occupata dai nazifascisti e liberata il 25 aprile .Storie per non dimenticare. Storie per affermare la libertà di uomini e donne che con il movimento di resistenza ai nazifascisti che occupavano il paese ,coralmente, sacrificarono anche la vita .Storie di lotta contro le atrocità commesse , veri e propri crimini di guerra. Storie per ricordare la Resistenza italiana (1943-1945), una lotta corale che ha visto protagonisti uomini e donne uniti contro il nazifascismo. Oltre ai partigiani combattenti, circa 35.000 donne parteciparono attivamente alle azioni di guerra, mentre 70.000 aderirono ai Gruppi di Difesa della Donna, operando come staffette, combattenti e organizzatrici, spesso subendo torture e deportazioni .Fatiche , strazi, vittorie e gioie di

Una storia che ancora inquieta ,con la quale non si è voluto fare i conti e che ogni 25 aprile ,in ricordo della liberazione proprio dall’occupazione nazifascista ,occorre ricordare.Come dice la prof Michela Ponziani che ha scritto un libro su questo tema : “ gli italiani faticano ancora molto a fare i conti con quel periodo e perché permane nell’opinione pubblica una visione bonaria e autoassolutoria del Regime che alcuni vedevano come da operetta, che avrebbe fatto anche cose buone o per l’immagine degli italiani brava gente” .Storicamente :”Pezzi consistenti degli apparati, dell’amministrazione e della polizia si riciclano indenni in questo passaggio di transizione dalla Monarchia e dal fascismo alla Repubblica. Daranno vita a quell’anima nera della Repubblica che arricchisce anche tante leggende nere come quella narrazione per cui i Partigiani sarebbero stati nient’altro che assassini, terroristi, con le loro azioni sconsiderate o inutili perché tanto ci avrebbero liberato gli Alleati. Sono tutti temi della propaganda missina che prepotentemente ritornano a ondate nel dibattito pubblico”(1)

E dunque una storia in cui “Non si tratta di negare il dolore dei caduti”, sottolinea Ponzani, “ma di riconoscere le responsabilità storiche e le differenze tra chi combatteva per la libertà e chi sosteneva un regime dittatoriale”.

E tra le tante storie quella di un armadio (2) rinvenuto nel 1994 nel palazzo romano Cesi Gaddi in Via degli Acuqasparta,sede della procura militare nel quale erano contenuti fascicoli d’inchiesta riguardanti il periodo della seconda guerra mondiale .Le inchieste successive sulla vicenda contribuìrono a chiarire la mo le dei documenti e la loro gestione : una parte di 260 fascicoli fu inviata ai tribunali ordinari nell’immediato dopoguerra, un’altra di 695 fascicoli fu chiusa con il dispositivo di “archiviazione provvisoria” nel 1960, un’altra ancora composta da circa 1250 fascicoli fu inviata alle varie procure militari territorialmente competenti.

695 dossier e un Registro Generale riportante 2.274 notizie di reato , raccolte dalla Procura generale del Tribunale supremo militare, relative a crimini di guerra commessi sul territorio italiano durante la campagna d’ Italia (1943-1945 ) dalle truppe nazifasciste.

Tutte violazioni punibili a norma delle leggi e dei trattati internazionali, relative al diritto bellico da parte di una o più persone, militari o civili. Violazione delle leggi di guerra come crimini di guerra.

In quel palazzo sede della procura militare, in uno sgabuzzino della stanza adibita a cancelleria della stessa Procura militare nel 1994 il procuratore militare Antonio Intelisano che si stava occupando del processo contro l’ex SS Erich Priebke rinvenne un armadio con le ante girate contro una parete da diversi anni . L’armadio conteneva documenti “archiviati provvisoriamente” decine di anni prima .

Tra questi documenti anche promemoria prodotto dal comando dello Special Operation Executive , dal titolo Atrocities in Italy (“Atrocità in Italia”), con stampigliato il timbro secret, frutto della raccolta delle testimonianze e dei risultati dei primi accertamenti effettuati sui casi di violenze da parte dei nazifascisti, che al termine della guerra era stato consegnato alla magistratura . Lo Special Operations Executive (SOE) fu un’organizzazione britannioca operante durante la seconda guerra mondiale voluta dallo stesso Churchill. Questa organizzazione mise in campo decine di agenti segreti per collaborare con i partigiani e comunque operare azioni di contrasto alle politiche della Germania hitleriana.Dopol’entrata in guerra da parte degli Stati Uniti d’America essa fu affiancata daun organismo creato dal generale americano “Wild Bill” Donovan , l’OSS (Office of Strategic Services, padre dell’attuale CIA , i cui agenti furono addestrati da membri del SOE. .

Dopo la liberazione di Mussolini, la RSI creò un nuovo esercito per sostenere la Germania nazista nella lotta contro gli Alleati e il crescente movimento partigiano. Le divisioni dell’ENR (come la Littorio, Italia, San Marco e Monterosa) furono poco utilizzate al fronte contro gli Alleati e impiegate perlopiù nella repressione della Resistenza. Unità d’élite della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN), rimasero tra le formazioni più fedeli al fascismo e al Duce.

Due giornalisti, Franco Giustolisi e Alessandro De Feo con con una serie di inchieste: la prima pubblicata il 22 agosto 1996 dal titolo Una, cento, mille Ardeatine la seconda il 27 maggio 1999 Cinquant’anni di insabbiamenti fecero conoscere il contenuto di quello che Franco Giustolisi , continuandoi ad indagare , chiamò “l’armadio della vergogna” che è anche il titolo di un articolo appunto contiene il risultato di questa sua indagine. Inoltre Franco Giustolisi ( 3) analizzò le motivazioni dell’occultamento indicando nella ragion di Stato tale comportamento omissivo e pubblicando il carteggio tra il ministro degli esteri Gaetano Martino ed il ministro della difesa Paolo Emilio Taviani che confermavano queste ipotesi.

Due libri ricordano questa vicenda dell’insabbiamento . Il primo di Franco Giustolisi L’armadio della vergogna che viene presentato testualmente così nel sito dell’editore : “A quindici anni dall’uscita in libreria, torna in una nuova edizione il libro che ha riportato l’attenzione sui delitti efferati compiuti dai nazifascisti contro civili inermi ― spesso donne, anziani, bambini ― nell’Italia occupata dopo l’8 settembre. Fra il 1943 e il 1945 decine di migliaia di persone furono vittime di 2273 stragi brutali compiute da nazisti e repubblichini lungo tutto il territorio del nostro paese. Un elenco tragico e infinito che comprende nomi ormai noti e tanti altri completamente sconosciuti: Stazzema, Marzabotto, Fivizzano, Conca della Campania, Barletta, Fossoli, Matera, Capistrello e cento altri comuni. Nei mesi successivi alla Liberazione, molti dei colpevoli furono individuati e su di loro furono aperti procedimenti penali. Ma nel 1947 una mano ignota mise tutto a tacere, e i fascicoli con i nomi dei responsabili di quelle stragi finirono sepolti dentro un armadio custodito in un palazzo di via degli Acquasparta, a Roma, sede della Procura generale militare. Non ci furono istruttorie, non ci furono processi. Tutto fu avvolto nel silenzio. Grazie a quell’armadio gli assassini hanno goduto di oltre mezzo secolo di impunità. Grazie a quell’armadio è stata consumata l’ingiustizia più grande nei confronti del popolo italiano. Prefazioni di Gian Carlo Caselli e Giovanni Maria Flick.

Il secondo di Daniele Biacchessi Eccidi nazifascisti L’armadio della vergogna, Jaca Book dscritto così nel sito dell’editore : “ Una nuova inchiesta di Daniele Biacchessi per non dimenticare le centinaia di eccidi nazifascisti contro civili italiani inermi. Siamo nella primavera 1994, il procuratore militare della Repubblica di Roma Antonino Intelisano è impegnato nell’indagine preliminare relativa alla strage delle Fosse Ardeatine. Il magistrato sta cercando in archivio una richiesta di autorizzazione a procedere che potrebbe essere contenuta negli atti del precedente processo contro Herbert Kappler. Dopo una lunga serie di ricerche affiora un pezzo di Storia italiana che riguarda gli eccidi nazifascisti avvenuti in centinaia di borghi italiani dal 1943 al 1945. Si tratta di incartamenti occultati attraverso un’archiviazione illegale, firmata il 14 gennaio 1960 dal generale Enrico Santacroce su ordine politico: si trovano in un locale adibito ad archivio nel Palazzo Cesi-Gaddi di Roma. I fascicoli sono stipati in un armadio in legno marrone. Nessuno lo cerca, nessuno lo vuole trovare. Chi lo ha nascosto per ben trentaquattro anni? Vengono alla luce 695 fascicoli raccolti in faldoni, stipati uno sull’altro. Biacchessi riapre i fascicoli, li confronta con le carte di vecchi e nuovi processi, incontra testimoni, familiari delle oltre 15 mila vittime, magistrati, avvocati, segue le tracce degli assassini rimasti di fatto impuniti e non più in vita, ricostruisce un mosaico composto da tasselli di verità celate. “

All’interno dell’armadio emersero fascicoli sulle più importanti stragi del periodo bellico, fra le quali l’eccidio di Sant’Anna di Stazzena, delle Fosse Ardeatine, la strage di Marzabotto, gli eccidi di Monchio e Cevarolo, di Capistrello , di Coriza, di Lero, di Scarpanto ,la strage del Duomo di San Miniato e gli eccidi dell’alto Reno .

Nel corso della XIV Legislatura (2001-2006) una Commissione parlamentare d’inchiesta (4)ha fatto luce sulla vicenda del cosiddetto “Armadio della vergogna”, dal titolo di una delle inchieste giornalistiche relative al ritrovamento, nel 1994, di circa 700 fascicoli contenenti denunce relative a crimini nazifascisti del periodo 1943-1945, e riguardanti circa 15.000 vittime.

A partire dal 16 febbraio 2016 l’Archivio storico(5) della Camera dei deputati ha reso accessibili on line, attraverso il Portale storico , gli indici dei documenti declassificati utilizzati durante i lavori dalla Commissione d’inchiesta.possibile agli utenti fare domanda per riceverne copia digitale.

In occasione della ricorrenza del 25 aprile 2016 sono stati estrapolati i tre elenchi che riepilogano le vittime e le località  italiane ed estere interessate dai crimini nazifascisti, oggetto dell’inchiesta parlamentare.

Tali documenti offrono un quadro articolato delle conseguenze che l’occupazione ha comportato nelle più diverse aree del territorio italiano e, correlativamente, del significato della libertà  riconquistata con il 25 aprile.( 6)

I fascicoli erano stati raccolti nel corso degli anni e “provvisoriamente archiviati” nel 1960, proprio in quell’armadio dove furono ritrovati oltre 30 anni dopo.

Sulla questione appunto fu istituita, con legge 15 maggio 2003, n. 107 su iniziativa parlamentare del deputato Carlo Carli ed altri, una Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, presieduta da Flavio Tanzilli , all’epoca esponente dell’UDC . La Commissione operò dall’ottobre 2003 fino alla primavera del 2006 raccogliendo una mole ragguardevole di documenti, circa 80.000, e interrogando più di trenta militari, giornalisti e politici, come per esempio Giulio Andreotti e Oscar Luigi Scalfaro . La Commissione non giunse ad un parere condiviso tanto che agli atti ci sono due relazioni di maggioranza e minoranza: Nella prima si afferma che manca il documento probante l’ingerenza politica e/o dei servizi segreti sulla magistratura militare . Mentre nella relazione di minoranza si dice «si è posta in linea di continuità rispetto alle indagini precedenti del Consiglio della magistratura militare e della Commissione Giustizia della Camera, cercando di precisare in che modo la “ragion di stato” e il contesto internazionale abbiano influenzato l’azione penale contro i criminali tedeschi»

A questo link si possono leggere i documenti desecretati dalla Commissione https://archivio.camera.it/commissione/commissione-sulle-cause-occultamento-fascicoli-relativi-crimini-nazifascisti-2003-2006?(7)

Tra i documenti di quell’armadio ci sono quelli relativi all’eccidio di Capistrello un paese della Marsica, situato nella valle del Liri che venne a trovarsi sulla linea di ritirata delle forze tedesche alla fine della seconda guerra mondiale . Il 4 giugno 1944 alcuni soldati tedeschi impegnati in un rastrellamento tra Capistrello e Avezzano si imbatterono in un gruppo di civili, in prevalenza pastori. Li condussero a Capistrello, dove furono rinchiusi nei locali della stazione ferroviaria e poi fucilati. Per l’eccidio di Capistrello, le autorità giudiziarie italiane non hanno voluto indagare. L’eccidio viene raccontato da Antonio Rosini nei libri “Otto Mesi di Ferro e Fuoco” e “Giustizia Negata”, nel 1994 e nel 1998 .

Ora quei documenti a lungo misconosciuti perchè occultati parlano da soli e dicono il prezzo pagato da un popolo per la sua libertà appunto con una “ guerra di liberazione” che è riuscita a restituirgli la dignità di un popolo capace di affermare valori di democrazia attraverso una Costituzione repubblicana. Un documento che gli italiani hanno potuto scrivere, non sotto dettatura come avvenuto per la Germania e il Giappone, ma in piena autonomia.

E’ quello che sottolinea anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso durante l’incontro con le associazioni combattentistiche e partigiane e d’arma :”Sono lieto di accogliervi al Quirinale – in occasione dell’anniversario della Liberazione della nostra nazione dalla oppressione nazifascista – rinnovando il saluto della Repubblica ai componenti delle associazioni combattentistiche e partigiane e d’arma.A tutti voi va il ringraziamento delle istituzioni e della comunità per l’impegno costante con cui custodite e tramandate la memoria di quanti hanno lottato, sofferto, sacrificato la propria vita per restituire alla Patria onore e libertà.La lotta di Liberazione è stata una delle pagine fondanti della storia repubblicana. Essa segna il riscatto morale e civile di un popolo che, nella Resistenza, espresse la forza e la capacità di affermare i valori di libertà, giustizia, pace, democrazia. Quei valori, scolpiti nella nostra Costituzione, non sono soltanto il frutto di una stagione storica: costituiscono il fondamento dei valori della nostra convivenza civile e della presenza dell’Italia nel contesto internazionale. Una condizione ottenuta a caro prezzo, che ci richiama rigorosamente, ogni giorno, alla responsabilità di difenderla e rinnovarla. “

La celebrazione della Resistenza è un momento alto della nostra democrazia ed è necessario nei tempi che viviamo ricordarla e celebrare i suoi ideali e soprattutto il frutto di tutto quel sangue, quei sacrifici, quella lotta senza quartiere : la Costituzione repubblicana. . E ci aiutano in questo ricordo i documenti appunto come quelli dell’armadio della vergogna

Documenti che come detto furono a lungo occultati a differenza di altre limpide pagine di memorie contenute nei racconti di una letteratura che definiamo appunto partigiana.

“Correva, con gli occhi sgranati, vedendo pochissimo della terra e nulla del cielo. Era perfettamente conscio della solitudine, del silenzio, della pace, ma ancora correva, facilmente, irresistibilmente. Poi gli si parò davanti un bosco e Milton vi puntò dritto. Come entrò sotto gli alberi, questi parvero serrare e far muro e a un metro da quel muro crollò»”
Così finisce “Una questione privata” di Beppe Fenoglio, pubblicato postumo nel 1963, a due mesi dalla morte dell’autore e considerato uno dei più bei romanzi italiani del Novecento.Beppe Fenoglio autore anche de “ Il partigiano Johnny”. Ma oltre quella memoria popria di un partigiano, appunto Fenoglio, hanno scritto sulla guerra e sulla guerra di liberazione anche Cesare Pavese con una testimonianza contenuta ne “La luna e i falò” oppure “La casa in collina” e Italo Calvino con i racconti di “Ultimo viene il corvo” e il fiabesco “Sentiero dei nidi di ragno”. Renata Viganò con “L’Agnese va a morire”,Luigi Meneghello con i racconti partigiani “ I piccoli maestri”.«Uomini e no» di Elio Vittorini,«Diario partigiano» di Ada Gobetti. Solo per ricordarne alcuni. Solo per ricordare ancora una volta cosa fu la guerra di liberazione,la lotta partigiana ,la Resistenza .

(1)https://www.fanpage.it/cultura/michela-ponzani-sul-25-aprile-la-nostra-costituzione-e-antifascista-perche-parla-di-liberta/
https://www.fanpage.it/

(2)Franco Giustolisi – L’armadio della vergogna – 2004 Nutrimenti

(3)Franco Giustolisi (1925-2014) è stato uno dei più importanti giornalisti d’inchiesta italiani. Ha esordito a Paese Sera, poi a Italia Domani e L’Ora di Palermo come inviato speciale. Dal 1963 al Giorno, poi alla Rai (Tv7) e infine all’Espresso, dove ha seguito le più importanti vicende di attualità: la mafia, la P2, il terrorismo rosso e nero, tangentopoli, la malasanità. E su quelle pagine, grazie alla tenacia e alla voglia di verità che questo libro testimonia, è riuscito a fare finalmente luce sui responsabili delle stragi nazifasciste sui quali era calato per quasi mezzo secolo un colpevole silenzio. Scoprì i faldoni occultati da decenni in quello che lui stesso ha definito simbolicamente ‘L’Armadio della vergogna’. In riconoscimento del suo impegno civile, continuo e insistente, gli è stata conferita la cittadinanza onoraria di Stazzema e quella di Fivizzano. Insieme a Pier Vittorio Buffa ha pubblicato Al di là delle mura (Rizzoli, 1984) e Mara Renato e io (Mondadori, 1988). In sua memoria è stato istituito il Premio di giornalismo d’inchiesta ‘Giustizia e verità Franco Giustolisi’.

(4)La Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti è stata istituita con la legge 15 maggio 2003, n. 107 per indagare sulle anomale archiviazioni “provvisorie” e sull’occultamento dei 695 fascicoli ritrovati nel 1994 a Palazzo Cesi,  sede della Procura generale militare, contenenti denunzie di crimini nazifascisti, commessi nel corso della seconda guerra mondiale e riguardanti circa 15.000 vittime.

La Commissione ha, inoltre, il compito di indagare sul contenuto di tali fascicoli e le ragioni per cui essi sono stati ritrovati a Palazzo Cesi, anzichè nell’archivio dei Tribunali di guerra soppressi e del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, sulle cause che avrebbero portato all’occultamento dei fascicoli e le eventuali responsabilità, sulle cause della eventuale mancata individuazione o del mancato perseguimento dei responsabili di atti e di comportamenti contrari al diritto nazionale e internazionale.

La Commissione è composta da 15 senatori e da 15 deputati nominati rispettivamente dal Presidente del Senato della Repubblica e dal Presidente della Camera dei deputati, in modo che siano rappresentati tutti i gruppi costituiti in almeno un ramo del Parlamento, in proporzione della loro consistenza numerica. La Commissione procede alle indagini e agli esami con i medesimi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. Alla Commissione, limitatamente all’oggetto dell’indagine di sua competenza, non può essere opposto il segreto di Stato, d’ufficio e professionale.

La Commissione conclude i propri lavori entro la fine della XIV legislatura con la presentazione di una relazione finale sulle risultanze delle indagini svolte.

(5)Tredicimila le pagine di documenti che la Commissione d’inchiesta ha acquisito dagli archivi del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero della Difesa, dell’allora Servizio Informazioni e Sicurezza Militare (Sismi), del Consiglio della Magistratura Militare e del Tribunale di Roma. Dopo essere state declassificate, sono ora liberamente consultabili on line. Per ogni documento inoltre, si potrà fare richiesta alla Camera di una copia. Nei fascicoli è possibile leggere nomi e cognomi degli autori delle stragi, di chi ne favorì la realizzazione e delle vittime, ma anche le testimonianze raccolte dai carabinieri o dai militari inglesi e americani, spesso a pochi giorni dagli accadimenti.

(6)https://comunicazione.camera.it/archivio-prima-pagina/18-22735

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Politica

LEGA AVEZZANO: IN CAMPO L’IMPRENDITRICE ANTONELLA LENTOLA

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Antonella Lentola

“CITTÀ HUB TURISTICO PER L’INTERA MARSICA, ATTRATTIVITÀ CRESCIUTA IN QUESTI ANNI GRAZIE AD EVENTI E VIVIBILITÀ”

Redazione – “La Lega è stata in questi anni protagonista del buon governo di questi anni ad Avezzano, e per me cittadina alla prima esperienza politica è stata una scelta naturale aderire a questo progetto, portando in particolare in dote idee e proposte per il decollo turistico della città e dell’intera Marsica”

Un’altra esponente della società civile in campo con la Lega alle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio di Avezzano: è Antonella Lentola, 55 anni, imprenditrice del turismo, sposata e madre di due figli.

La Lega corre nella coalizione del sindaco uscente Gianni Di Pangrazio, e per Lentola, alla sua prima esperienza politica, è stata questa una scelta di coerenza e lungimiranza.

“Già prima delle elezioni del 2022 mi ero avvicinata al progetto politico civico, dell’ora capogruppo della Lega in Consiglio comunale Antonio Del Boccio, e ho poi potuto constatare la buona amministrazione dispiegata in questi anni dalla maggioranza del sindaco Di Pangrazio, con la Lega sempre sul pezzo, grazie allo stesso Del Boccio e all’assessore Cinzia Basilico. Un percorso che deve proseguire, alla luce di un programma ambizioso e concreto”.

Tra le priorità del nuovo mandato Lentola individua proprio quella del turismo, alla luce della sua professionalità.

“In questi anni l’attrattività della città è aumentata, ci sono stati molti eventi ed iniziative che hanno determinato un aumento delle presenze nelle nostre strutture ricettive. Avezzano ora però deve ambire a diventare il fulcro, l’asse portante, di una offerta turistica di area larga nella nostra meravigliosa Marsica, con pacchetti integrati che contemplino anche visite ai cunicoli di Claudio, ad Alba Fucens, con visite nei borghi viciniori, con escursioni nella Riserva del Salviano e nel Parco regionale Sirente Velino, solo per fare qualche esempio. Le potenzialità sono enormi, e vanno attuate fino in fondo”.

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Esteri

LA GUERRA DEI DISTRETTI ELETTORALI: TRUMP E LA BATTAGLIA PER OGNI SINGOLO SEGGIO ALLA CAMERA

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Redazione-  “I repubblicani vogliono rubare abbastanza seggi alla Camera per truccare la prossima elezione…..”. Così l’ex presidente Barack Obama ha cercato di incoraggiare gli elettori dello Stato della Virginia a recarsi alle urne e votare a favore del referendum per ridefinire i collegi elettorali per le prossime elezioni di midterm. Il referendum è stato approvato (51, 5% sì, 48,5% no) e la nuova mappa elettorale potrebbe fare guadagnare 4 seggi ai democratici.

Le mappe elettorali per i distretti elettorali alla Camera sono rivedute ogni dieci anni dopo il censimento per tenere conto dei cambiamenti demografici. Questa volta però il presidente attuale Donald Trump, prevedendo una sconfitta repubblicana alla Camera, ha deciso di forzare la mano. Nel mese di agosto dell’anno scorso Trump iniziò una campagna per correre ai ripari e chiese al governatore del Texas Greg Abbott di ridisegnare le mappe dei distretti del Lone Star State per crearsi un probabile vantaggio di 4 seggi. Il Texas lo fece ma quasi contemporaneamente i democratici cominciarono a reagire creando un’ondata che ha coinvolto un numero di Stati dominati da ambedue i partiti.

La California, guidata dal governatore democratico Gavin Newsom, reagì approvando un referendum nel novembre del 2025 per ridisegnare le mappe elettorali. Con le nuove delineazioni i democratici guadagnerebbero 5 seggi. L’azione originale del Texas promossa da Trump mise in moto altri Stati a cambiare le regole per ottenere vantaggi in preparazione delle elezioni di medio termine questo novembre.

Altri Stati con legislature repubblicane hanno agito seguendo la linea dettata da Trump. In Ohio, North Carolina e Missouri i repubblicani hanno ridisegnato le mappe elettorali che con ogni probabilità risulterebbero in altri 4 seggi per un totale di nove con quelli del Texas. Spicca fra gli Stati repubblicani lo Utah dove le nuove mappe elettorali farebbero guadagnare un seggio ai democratici. Ciò è avvenuto perché la Corte Suprema Statale ha imposto che la Contea di Salt Lake venga accorpata a un distretto invece di essere parzialmente frammentata. L’altro caso anomalo nel campo repubblicano emerge dall’Indiana dove nonostante la maggioranza legislativa ed esecutiva repubblicana i democratici sono riusciti a sfilare una manciata di voti repubblicani e bloccare le mappe elettorali proposte. Per i loro sforzi i repubblicani avrebbero un totale di 9 probabili seggi in più per l’elezione di novembre. Rimane l’incognita della Florida dove il governatore Ron DeSantis ha in programma una sessione legislativa speciale per affrontare la questione delle mappe elettorali. Se tutto andrà in porto i repubblicani potrebbero racimolare fra 2 e 5 seggi.

Nel campo democratico oltre al seggio extra in Utah vi sarebbero altri 9, 5 dalla California e 4 dalla Virginia. Da notare che il cammino alle nuove mappe elettorali nel campo democratico è stato più faticoso poiché sia in California che in Virginia le regole hanno imposto la strada del referendum, ossia la richiesta agli elettori di pronunciarsi su una questione spinosa. In California, per esempio, le mappe elettorali vengono delineate da una commissione non partisan togliendo al partito che controlla il potere legislativo ed esecutivo il potere. Anche in Virginia la delineazione delle mappe elettorali era sotto il controllo di una commissione non partisan che però è stata sospesa temporaneamente. Ciò ha aperto la strada al referendum che ha favorito i democratici. In effetti, il sistema di commissioni non partisan per formulare le mappe elettorali ci avvicina un po’ più alla democrazia con meno influenza nel dettare le regole del gioco ai partiti politici.

I democratici avrebbero avuto l’opportunità di aumentare il potenziale bottino elettorale nello Stato di New York (4-5 seggi) ma gli sforzi per modificare le mappe elettorali sono stati bloccati dalla magistratura. Nello Stato del Colorado i democratici hanno preparato un referendum per l’elezione di novembre che se approvato non entrerebbe in vigore fino al 2028. Si prevedevano altri 3 seggi per i democratici.

La richiesta di Trump al Texas di trovare altri 5 seggi ha scatenato una corsa che aumenta la polarizzazione, concedendo ai partiti più potere di determinare esiti elettorali che spetterebbero ai cittadini. Da vedere se a conclusione del censimento del 2030 le nuove mappe elettorali continueranno con l’aggressività dei nostri giorni o si ritornerà a un sistema già imperfetto ma meno tossico di quello attuale.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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