Cronaca
UN REGALO FORTUNATO DIVENTA UN CASO LEGALE: LA VICENDA DEL GRATTA E VINCI A CARSOLI
Redazione- La storia di una vincita di 500.000 euro con un Gratta e Vinci, che ha animato Carsoli negli ultimi giorni, sta assumendo contorni inaspettati. Dopo le voci che circolavano sulla scomparsa della persona che aveva grattato il biglietto vincente, è emerso un nuovo sviluppo: l’uomo che avrebbe donato il biglietto ha deciso di intraprendere azioni legali, avvalendosi dell’assistenza di un avvocato, presentando un esposto alla Guardia di Finanza.
Questo passo segna un’evoluzione significativa nella gestione della vicenda, che fino ad ora si era basata principalmente su racconti informali. L’obiettivo dell’esposto sembra essere quello di fare chiarezza sulla situazione, considerando il rapporto tra i due protagonisti e le circostanze specifiche legate all’acquisto e alla consegna del tagliando vincente.
Al centro della questione rimane la vincita avvenuta qualche giorno fa. Il biglietto fortunato sarebbe stato grattato da una donna straniera, di circa 70 anni, più anziana dell’uomo che era con lei presso il Bar , situato nel centro commerciale Carsoli 2. Nonostante non vi sia una relazione sentimentale o una convivenza tra i due, sono descritti come semplici conoscenti della stessa nazionalità. Secondo la ricostruzione dei fatti, sarebbe stato l’uomo a offrire il biglietto alla donna, insieme a un caffè. Successivamente, la scoperta della vincita e il deposito del tagliando in banca a nome della donna.
La successiva irreperibilità della vincitrice e il crescente malcontento dell’uomo hanno portato alla decisione di rivolgersi a un legale e alle forze dell’ordine. Resta da capire quale sia il contenuto esatto dell’esposto e quali aspetti specifici si intendano evidenziare. Dal punto di vista legale, la titolarità del biglietto, intestato alla donna, è un elemento cruciale, ma non esaurisce tutti gli interrogativi sulle dinamiche tra le due persone coinvolte. Nel frattempo, il caso ha attirato l’attenzione ben oltre i confini locali.
Nel paese, l’atmosfera è un misto di curiosità e cautela, con versioni dei fatti che continuano a circolare e un’attesa palpabile per eventuali sviluppi ufficiali. L’esposto alla Guardia di Finanza potrebbe ora dare avvio a indagini più approfondite, volte a chiarire i passaggi chiave di questa vicenda.
Cronaca
ALFEDENA, ALLARME BRACCONAGGIO: LUPI STERMINATI CON ESCHE AI FITOFARMACI
Redazione- Un grave e allarmante episodio di bracconaggio sta colpendo il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, con particolare riferimento alle aree di Pescasseroli e Alfedena. Negli ultimi quindici giorni, circa quattordici lupi sono stati trovati privi di vita a causa di un avvelenamento deliberato. Le indagini preliminari, condotte attraverso analisi di laboratorio, hanno rivelato che la sostanza utilizzata per preparare le esche mortali è un prodotto fitosanitario comunemente impiegato in agricoltura.
Questo veleno, mescolato a carne per creare bocconi letali, non ha risparmiato solo i lupi, ma ha causato la morte anche di numerosi altri animali selvatici, tra cui piccoli mammiferi e uccelli rapaci, mettendo a serio rischio l’intero ecosistema del parco. La situazione, inizialmente circoscritta ad alcuni episodi, si sta rivelando sempre più estesa, con segnalazioni analoghe che emergono anche in altre zone della regione. Gli esperti e le associazioni ambientaliste definiscono questo fenomeno non più come un caso isolato, ma come una vera e propria emergenza.
Le autorità competenti, guidate dalla Procura di Sulmona, hanno istituito un’unità investigativa interforze per intensificare i controlli sul territorio e identificare i responsabili di questi atti criminali. Le recenti scoperte, avvenute tra sabato e martedì scorsi, hanno portato al ritrovamento di altre tre carcasse, che si aggiungono alle undici già sequestrate nei giorni precedenti.
Le indagini sono coordinate dal Procuratore Luciano D’Angelo, che ha aperto un fascicolo contro ignoti per uccisione ingiustificata di animali. Le carcasse recuperate sono state inviate all’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise per ulteriori analisi tossicologiche. Il ritrovamento di undici esche contaminate, individuate dal nucleo cinofilo antiveleno tra Alfedena e Pescasseroli, conferma la premeditazione dell’atto. La gravità della situazione risiede nel fatto che queste esche rappresentano una minaccia non solo per i lupi, ma per tutta la fauna selvatica, gli animali domestici e potenzialmente anche per l’uomo.
Le strategie di prevenzione e repressione sono state discusse in un summit che ha visto la partecipazione dei vertici dei Carabinieri forestali, della Procura di Sulmona e del direttore del Parco.
L’obiettivo è creare un sistema di sorveglianza efficace per proteggere un territorio e la sua preziosa biodiversità da questi attacchi insensati.
Cronaca
AVVELENAMENTO DEI LUPI IN ABRUZZO, SI ACCUSANO PASTORI, ALLEVATORI O CACCIATORI, MA SENZA ALCUNA PROVA. SI INDAGA INVECE SULLE FRANGE ANIMALISTE, A RIDOSSO DEL DECLASSAMENTO DEL LUPO?
Redazione- Come avevamo previsto fin da subito, Enpa e altre associazioni animaliste e ambientaliste chiedono a ISPRA (Istituto superiore per la ricerca ambientale) di stralciare immediatamente il piano che fissa a 160 i lupi dichiarati abbattibili in Italia ogni anno, nonché di bloccare il prossimo declassamento del lupo a specie protetta. Dopo l’avvelenamento recente dei lupi in Abruzzo immediatamente sono stati accusati del misfatto i pastori, allevatori o cacciatori. Tra l’altro questi ultimi non si capisce cosa centrerebbero, visto che la caccia è severamente vietata nel Parco e pure nelle aree di rispetto come Alfedena. Ma il fatto è che non esiste al momento alcuna prova contro pastori, allevatori o cacciatori, solo accuse senza basi.
Auspichiamo che gli inquirenti, tra le varie piste possibili, perseguano anche quella che gli avvelenamenti siano stati e siano attuati da frange di animalisti estremisti, non nuovi ad atti delinquenziali. Il fatto che i lupi, quasi simultaneamente, siano stati avvelenati in luoghi tra loro lontani fa pensare che ci sia una strategia e un coordinamento che la gente comune non ha, mentre le succitate frange sì, visto che in varie zone d’Italia liberano illegalmente i castori, hanno tagliato con un flessibile le sbarre del recinto Casteller di Trento per fare fuggire l’orso problematico M49, liberato illegalmente centinaia di visoni dagli allevamenti provocandone la morte o danni alle specie selvatiche autoctone, vandalizzato o distrutto i beni di coloro che non la pensano come loro tipo i pastori e addirittura hanno sottratto con la violenza i cani ai senzatetto, loro unici amici. Animalisti estremisti hanno persino ammazzato animali, come l’operaio torinese che nel 2025 uccise il suo cane a martellate.
Speriamo che gli inquirenti valutino – e che i media non ignorino o peggio nascondano – una semplice domanda: cui prodest, ossia a chi reca vantaggio? Certamente no a chi sta attendendo il definitivo declassamento del lupo. Ma a chi cerca strenuamente di bloccare questo giusto provvedimento sì. Sarà un caso che nel novembre 2022 siano stati trovati 9 lupi avvelenati, tra il Parco Nazionale d’Abruzzo e il Parco Regionale del Sirente-Velino, poco dopo che il Parlamento Europeo approvò una risoluzione per il declassamento del lupo da “rigorosamente protetto” a “protetto”? Sarà un caso che ora, proprio a ridosso del declassamento del lupo, siano stati trovati almeno 18 lupi avvelenati nel Parco Nazionale d’Abruzzo e aree limitrofe? Un luogo simbolo perfetto e tempistiche propedeutiche al suscitare clamore.
Attorno alla protezione del lupo – da anni non più a rischio di estinzione ma spacciato come tale, il prof. Marco Apollonio dell’Università di Sassari ha stimato che oggi in Italia siano oltre 6.000 esemplari, lo stato europeo con più lupi, dal 1971 a oggi aumentati almeno di 45-60 volte in Italia e di 20 volte in Europa – ruota un enorme business economico, dal 1971 a oggi circa 70 milioni di euro pubblici sono stati ottenuti da ricercatori, spesso i soliti noti, oltre che da associazioni varie. Perdere tali ingenti fonti di guadagno a molti non va. Giusto condannare e perseguire atti illegali come questi, da chiunque siano stati fatti, ma anche giustificare le reazioni esasperate delle tantissimi famiglie e aziende sono fallite o sull’orlo del fallimento a causa dei danni dei lupi per via degli approcci ideologici animalisti e soprattutto della malagestione se non indifferenza di enti, politici e politicanti. Purtroppo, quando la gente è ormai esasperata, tali atti si diffondono gravemente ovunque. Se il declassamento venisse bloccato ad arte, la provocazione potrebbe portare a un aumento esponenziale dei casi. Ricordiamo che l’estinzione o la quasi estinzione un tempo del lupo non avvenne a causa del fucile, ma del veleno, acquistabile ovunque liberamente anche per usi domestici.
Senza contare che la reazione tra la gente esasperata potrebbe portare a gravi problemi di ordine pubblico e persino a tumulti. Fatti che possono verificarsi quando la gente è ormai privata del diritto di sentirsi libera e sicura di passeggiare persino in pianura e tra le case, di lavorare onestamente come allevatori, di non vedersi divorare gatti e cani persino nei cortili, di non temere per i figli e anziani. Determinate leggi e normative sono decisamente antidemocratiche e ingiuste, così è nel caso dell’ostinata protezione del lupo oggi, non più giustificata. Il più amato presidente della Repubblica italiana, Sandro Pertini, dichiarò: “Disubbidire alle leggi ingiuste è un dovere civile”, e questo fecero anche Tommaso d’Aquino, Henry David Thoreau, Gandhi, Martin Luther King, Thomas Jefferson, Giuseppe Mazzini. Qualcuno insinua che avessero torto?
L’Italia è anche lo stato europeo con il maggiore numero di attacchi di lupo a esseri umani (ben 20 dal 2017 al 2024 certificati da ISPRA con il Dna), con feriti e cure ospedaliere, nel XXI secolo, con tentativi di predazione anche di bambini. L’Abruzzo è la regione europea con il maggiore numero di attacchi non provocati di lupo all’uomo. I lupi vengono definiti elusivi ma invece non hanno più paura dell’uomo. Nessuno vuole lo sterminio del lupo, ma la gestione sì e con l’abbattimento, essendo ormai troppi e ovunque.
Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali
https://tutelarurale.org/ segreteria@tutelarurale.org
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RAPINA A POLICORO, ALLARME UGL: “SICUREZZA E LAVORO A RISCHIO, COSÌ SI FRENANO SVILUPPO E INVESTIMENTI”
Redazione- “Furti e rapine, non c’è pace a Policoro (MT): colpo a mano armata nella mattinata di oggi, giovedì 23 aprile, attorno alle ore 9.30, alla gioielleria “Bluespirit” del centro commerciale Heraclea, sulla statale 106 Jonica. Quattro uomini, armati di pistola e incappucciati, secondo alcuni testimoni di nazionalità non italiana, sono entrati nella struttura, aperta dalle ore 9, dirigendosi subito verso la gioielleria e intimando ai presenti di restare fermi. Dopo aver infranto le vetrine e razziato monili e altri oggetti preziosi, si sono dati alla fuga a bordo di un’auto, dove li attendeva un complice alla guida. Un’azione durata pochi minuti, sotto gli occhi terrorizzati dei presenti. Fortunatamente non si registrano feriti. Sul posto sono immediatamente intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Policoro, guidati e coordinati dal maggiore Roberto Rampino. L’auto utilizzata per la fuga è stata data alle fiamme a circa un chilometro dal centro, lungo la complanare. Sono in corso le operazioni delle forze dell’ordine. In pochi istanti i malviventi hanno distrutto le vetrine, impossessandosi di numerosi preziosi sotto gli occhi increduli di clienti e personale. Un colpo rapido e ben organizzato, portato a termine in pochi minuti. Gli inquirenti non escludono che si tratti di un gruppo di professionisti, vista la precisione e la rapidità dell’azione. Sono in corso rilievi e acquisizioni delle immagini dei sistemi di videosorveglianza per ricostruire l’esatta dinamica e individuare i responsabili. “Non siamo più padroni nemmeno delle nostre attività e del nostro futuro”.
Lo riferisce il segretario provinciale dell’Ugl Matera, Pino Giordano, per il quale “a Policoro e in tutta la fascia del Metapontino si vive come prigionieri di un incubo, come se l’area fosse il Far West: si ruba in ogni abitazione e in ogni negozio. Ma oggi il tema non è solo la sicurezza: è anche il futuro occupazionale del territorio. In una zona con enormi potenzialità di sviluppo lavorativo, dal commercio al turismo fino ai servizi, il clima di insicurezza rischia di allontanare investimenti e scoraggiare chi vuole fare impresa. Le attività commerciali e produttive non sono più un punto di forza, ma diventano bersagli. Questo genera un effetto a catena: meno investimenti, meno nuove imprese, meno lavoro. È un danno concreto all’economia locale – prosegue Giordano – che si somma alla crescente sfiducia nelle istituzioni. Si diffonde la convinzione che denunciare significhi soltanto perdere tempo, senza risultati concreti. Per l’Ugl, il sindaco della città, avv. Enrico Bianco, deve farsi portavoce presso tutte le istituzioni e coinvolgere anche il Prefetto, affinché si rafforzi la presenza dello Stato sul territorio con più uomini e mezzi per Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza, oltre a un potenziamento del corpo dei Vigili urbani. È però doveroso sottolineare il grande impegno delle forze dell’ordine di Policoro che, pur con organici ridotti, riescono quotidianamente a garantire un presidio fondamentale di legalità e sicurezza. La sicurezza è una condizione indispensabile non solo per la serenità dei cittadini, ma anche per attrarre investimenti e creare occupazione. Non scopriamo certo “l’acqua calda” – aggiunge Giordano – ma le criticità peggiorano ogni giorno: è necessario reagire con azioni concrete. Policoro e il Metapontino non possono permettersi di perdere opportunità di crescita. Questo territorio ha tutte le carte in regola per svilupparsi e generare lavoro, e per questo l’Ugl rivolge un appello agli imprenditori affinché continuino a investire nell’area, senza lasciarsi scoraggiare da episodi criminali.
Caro sindaco Bianco, ciò che emerge in tutta la sua gravità è che la popolazione, non fidandosi più dello Stato, potrebbe arrivare a forme di reazione pericolose. Tuttavia, nessuno può sentirsi autorizzato a farsi giustizia da sé. La legittima difesa è prevista nei limiti della legge, ma non è accettabile che si scivoli in comportamenti violenti o incontrollati. L’Ugl ribadisce la propria contrarietà alla giustizia fai da te: il rischio è quello di aggravare ulteriormente una situazione già complessa. Siamo convinti, però, che queste bande criminali saranno isolate ed emarginate dalla comunità civile, che saprà reagire nel rispetto della legalità.
Rivolgiamo infine un appello alle istituzioni affinché si intervenga con urgenza, restituendo sicurezza ai cittadini e fiducia a chi vuole vivere, lavorare e investire nel Metapontino, con l’auspicio che prevalgano sempre responsabilità e ragionevolezza.”
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