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“EVA E MARIA – UN CORPO SOLO, DUE ANIME OPPOSTE”: IL NUOVO ROMANZO DI TOMMASO MARTINELLI
Un’intensa riflessione sulla dualità dell’animo umano, pubblicata da De Nigris Editore
È disponibile “Eva e Maria – Un corpo solo, due anime opposte”, il nuovo romanzo di Tommaso Martinelli, pubblicato da De Nigris Editore
Redazione- Al centro della narrazione, la storia di due gemelle siamesi, Eva e Maria, costrette a condividere lo stesso corpo ma profondamente diverse per natura e visione del mondo. Eva è impulso, desiderio, esperienza; Maria è riflessione, equilibrio, protezione. Due anime opposte che non possono separarsi né ignorarsi: ogni scelta diventa una trattativa, ogni emozione una battaglia silenziosa.
Tra adolescenza, amore, paura e desiderio, il romanzo accompagna il lettore in un viaggio intimo e universale, dove la dualità diventa metafora dell’identità umana. In un mondo che osserva Eva e Maria come un’anomalia, le due protagoniste si trasformano nello specchio di una verità condivisa: nessuno è mai una cosa sola.
«L’idea del libro “Eva e Maria – Un corpo solo, due anime opposte” nasce del tutto casualmente, grazie all’incoraggiamento di Armando De Nigris e di Maria Antonietta Mormile della De Nigris Editore, ai quali, mesi fa, avevo raccontato che in quel periodo ero concentrato sulla stesura di un nuovo soggetto destinato al mercato dell’audiovisivo, incentrato su due gemelle siamesi – racconta Tommaso Martinelli –. Le storie dei siamesi, infatti, mi avevano sempre incuriosito e allo stesso tempo affascinato. Ma tutte quelle che mi erano state raccontate o che semplicemente avevo appreso attraverso interviste o documentari, fino ad allora, erano perennemente incentrate su siamesi sempre in simbiosi e totale sintonia tra di loro. A quel punto mi sono chiesto: e se tentassi di raccontare la storia di due gemelle siamesi che siano tra loro così diverse, a livello interiore, da non trovare mai un punto d’incontro, pur costrette a condividere quotidianamente e da sempre un unico corpo? Da lì sono nate Eva e Maria, che per il momento racconto in questo libro e che in futuro potrebbero trasformarsi anche in altro».
Con una scrittura intensa e profondamente umana, Martinelli affronta temi universali come l’identità, il conflitto interiore e il coraggio di accettare tutte le sfumature di sé, anche quelle più scomode.
L’autore
Tommaso Martinelli è autore televisivo e giornalista. Nel corso della sua ventennale carriera ha collaborato con numerosi quotidiani e settimanali e ha diretto il periodico nazionale In Famiglia. Parallelamente ha sviluppato un’intensa attività televisiva come autore, firmando programmi per le principali reti italiane e piattaforme internazionali, tra cui Rai, Mediaset, La7, Warner Bros. Discovery, Sky e Paramount+. Ha lavorato al fianco di importanti figure dello spettacolo, tra cui Giovanni Allevi, Lorella Cuccarini, Chiara Francini e Cristiano Malgioglio. Come press agent ha curato la comunicazione di personalità di primo piano, tra cui l’icona del calcio Paolo Rossi. Per il cinema ha firmato il docufilm Allevi – Back to Life e ha collaborato come speaker con Radio Zeta, emittente del gruppo RTL 102.5.
Disponibilità
Il libro è disponibile sul sito ufficiale di De Nigris Editore ( https://denigriseditore.it/product/eva-e-maria/ ), sui più importanti siti e piattaforme online (tra cui Amazon.it, Lafeltrinelli.it e Ibs.it ) e nelle principali librerie d’Italia.
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“PRONTI A VIVERE?” AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO CON ALETTI EDITORE
Redazione- E’ un viaggio tra versi e riflessioni che esplora la bellezza dei tempi lenti, il legame profondo tra una madre e il figlio e la scelta consapevole di abitare la vita, oltre ogni apparenza. In una società che corre veloce, arriva in libreria “Pronti a vivere?”, l’opera di Maria Teresa Loiudice, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore. Non una semplice raccolta di liriche, ma un manifesto di resistenza emotiva, un invito a fermarsi e a riscoprire il valore dell’ascolto interiore. «La vita sorprende, cambia, mette alla prova quando meno ce lo aspettiamo – afferma l’autrice che vive a Massalengo (Lodi) -. Per me, la vera poesia sta nell’accettare di non essere pronti e scegliere comunque di vivere, con il cuore aperto, anche nelle difficoltà».
Ogni componimento, nato dal vissuto, è accompagnato da una riflessione guidata, una scelta stilistica volta a rendere il linguaggio poetico accessibile a chiunque desideri intraprendere questo percorso di introspezione. «È un libro che parla di emozioni, fragilità e rinascita. Un invito a fermarsi, ascoltarsi e ritrovare sé stessi». Dall’amore incondizionato all’amicizia che resiste al tempo, dal dolore che si fa maestro alla gratitudine per i piccoli gesti: Maria Teresa traduce in parole la complessità dell’animo umano, offrendo una bussola per orientarsi tra le paure e le speranze quotidiane. «Scrivere per me è diventato un respiro profondo: mi ha aiutata a trasformare emozioni difficili in qualcosa di comprensibile, condivisibile e, in qualche modo, più leggero». Al centro della narrazione batte il cuore dell’esperienza personale dell’autrice, madre di un bambino autistico. È in questo legame che la poesia trova la sua massima espressione di verità. Le “conquiste silenziose” del piccolo Tommaso e i suoi ritmi unici diventano per la Loiudice una lente privilegiata attraverso cui guardare il mondo, insegnandoci che la speranza non è un’idea astratta, ma una forma che si concretizza nei piccoli gesti, in uno sguardo o in una mano tesa. «E’ una raccolta che invita ad assaporare il giorno da attraversare anche quando questo può essere doloroso, e in questa prospettiva è un libro che ci fa compagnia – scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore».
La silloge suggerisce che la vera forza non risiede nella perfezione o nella sicurezza, ma nel coraggio di restare vulnerabili, di accettare le proprie fragilità e di accogliere la vita nella sua imprevedibile interezza. «Vorrei che chi legge si sentisse meno solo – confessa l’autrice -. Che potesse ritrovarsi in almeno un verso, in un’emozione, in un pensiero. E che potesse ricordare che anche nei momenti più difficili c’è sempre qualcosa da cui ripartire. Se il mio libro riesce a far sentire qualcuno compreso, allora ha già raggiunto il suo scopo».
L’opera “Pronti a vivere?”, disponibile anche in e-book, sarà presentata dall’autrice negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «È un’emozione immensa. Per me rappresenta non solo un traguardo, ma anche una conferma: che dare voce alle proprie emozioni ha un valore. Significa portare la mia storia, la mia sensibilità e il mio messaggio in un contesto importante, condividendolo con altre persone. È un passo che mi rende orgogliosa – conclude la poetessa – e, allo stesso tempo, profondamente grata».
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“LA STANZA BORGHESE” AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO CON ALETTI EDITORE
Redazione- Non è un luogo, ma una condizione esistenziale. “La stanza borghese” di Morgana Arbore, pubblicata nella collana “Gli Emersi della Poesia” dell’Aletti Editore, abbandona la linearità del racconto per farsi esposizione pura: dal vuoto delle parole alla prepotenza del corpo. Un atto d’amore verso tutto ciò che, pur essendo considerato scandaloso, resta l’unica traccia di verità in un sistema di apparenze. «La stanza – spiega l’autrice, ingegnere di Roma – rappresenta quel sistema invisibile di regole che non vieta apertamente, ma educa a non eccedere, a non desiderare troppo, a non disturbare. Dentro quella stanza si consuma una tragedia silenziosa: quella di chi resta, nonostante tutto. Il titolo nasce da lì: dalla consapevolezza che la vera prigione non è il divieto, ma il decoro».
In un salotto dove il tempo sembra essersi fermato, i protagonisti Julia e Rommolo vivono la propria lontananza. Il testo non cerca l’azione spettacolare, ma si nutre di gesti e quadri lirici. «È una storia di tensione più che di azione. Due persone condividono uno spazio senza riuscire davvero a incontrarsi, e proprio in quel vuoto si accumula tutto: desiderio, menzogna, giudizio sociale, corpo. E’ una progressiva esposizione: prima il silenzio, poi lo sguardo, poi il corpo. Fino al punto in cui ciò che era trattenuto diventa inevitabile». L’opera si avvale di una duplice struttura stilistica per indagare la complessità del reale: mentre la prosa poetica scava nelle microfratture del pensiero e nei gesti minimi, la scrittura teatrale interviene per portare i corpi in scena. «Avevo bisogno di entrambe le forme: una per trattenere, una per rompere». Julia incarna il controllo, la grazia, l’invisibilità, nascondendo dietro una compostezza rigorosa una ribellione radicale. Rommolo rappresenta, invece, lo scarto: l’origine, la menzogna, il tentativo di essere accettato a costo di cancellarsi. «Insieme non costruiscono equilibrio: mettono in crisi il sistema che li contiene».
Per Morgana, scrivere non è un esercizio di libertà, ma il momento in cui la finzione cessa di esistere e il silenzio si spezza. La scrittura non nasce per proteggere, ma per esporre: «È un gesto necessario, non decoroso». L’obiettivo non è offrire conforto, ma innescare un processo di riconoscimento profondo, trascinando chi legge in una stanza speculare dove possa ritrovare frammenti inconfessabili di sé. «Se il testo funziona, il lettore non esce con una risposta, ma con una crepa di mille domande». Il libro si configura come una critica alla rispettabilità di facciata e al concetto di femminile addomesticato; l’incontro finale tra i protagonisti diventa atto di ribellione contro un’educazione che vorrebbe soffocare ogni slancio vitale. «Ci si riconosce in un’intimità, in una confessione, in un dolore ribelle – scrive, nella Prefazione, Cosimo Damiano Damato, Cosimo Damiano Damato, regista e sceneggiatore italiano, attivo soprattutto nel mondo del teatro – per tutto quello che poteva accadere e che non è accaduto: le convenzioni delle verità taciute. Le ombre rendono visibile la luce di ogni anima perduta».
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VINITALY: USO DEL RAME IN VITICOLTURA, BIO CANTINA SOCIALE ORSOGNA SVELA STUDIO SU INNOCUITÀ IN TERRENI RICCHI DI SOSTANZA ORGANICA GRAZIE A PRATICHE BIOLOGICHE E BIODINAMICHE
CONVEGNO ALLA FIERA DI VERONA CON FOCUS SULLE POTENZIALI IMPLICAZIONI DEL TERMINE DELLA DEROGA CONCESSA DALLA UE FINO A GIUGNO 2029: PRESENTATA RICERCA CONDOTTA PER QUATTRO ANNI DALLE UNIVERSITÀ DI PERUGIA, TERAMO E NAPOLI. SOTTOSEGRETARIO AL MASAF D’ERAMO, “PRONTI AD APRIRE TAVOLO TECNICO SCIENTIFICO”
Redazione – L’utilizzo del rame in viticoltura biologica e biodinamica non comporta accumuli dannosi di residui nei terreni e non compromette la vitalità microbiologica. Occorre dunque aprire una riflessione, basata su evidenze scientifiche, in merito al divieto dell’Unione europea che dovrebbe scattare dopo la proroga concessa fino al giugno del 2029, tenuto conto che ad oggi non ci sono alternative valide per contrastare patologie e parassiti delle piante.
Alla presenza del sottosegretario di Stato al Masaf, con delega al Biologico, Luigi D’Eramo, questi i concetti rilanciati al Vinitaly di Verona, nel convegno “Rame in Viticoltura: strategie rigenerative, ricerche scientifiche e il futuro della difesa biologica e biodinamica”, organizzato, in partnership con Coldiretti nazionale dalla Bio Cantina Sociale Orsogna, realtà abruzzese leader in Italia nella viticoltura biologica e biodinamica, con circa 300 soci operativi su 1.500 ettari di vigneto, da anni impegnata nella tutela della biodiversità e nella riscoperta di antichi vitigni.
L’occasione per presentare l’esito di uno studio condotto dal 2022 al 2024 in partnership con le Università di Perugia, Teramo e Napoli, sui terreni della stessa Bio Cantina Sociale Orsogna.
Nell’introdurre i lavori, moderati dal giornalista del Sole 24/Agrisole Giorgio Dell’Orefice, ha subito evidenziato il sottosegretario D’Eramo: “Il biologico è oramai un settore assolutamente centrale della nostra agricoltura, l’Italia in tal senso è protagonista in Europa, con numeri davvero importanti: i consumi interni hanno registrato un aumento del 6%, arrivando a circa 5 miliardi di euro, le esportazioni hanno avuto un incremento del 7%, per un totale di circa 3,9 miliardi di euro. L’Europa prevede di raggiungere entro il 2030 l’obiettivo del 25% delle superfici coltivate biologicamente sull’intero territorio nazionale, e oggi l’Italia si attesta già intorno alla media del 20,2%. Bastino questi numeri per dire che ogni scelta che incide su questo settore, ivi compreso l’utilizzo del rame, va ben meditato e il Ministero è pienamente disponibile a convocare un tavolo dove di questo si possa discutere da un punto di vista tecnico-scientifico”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il vicepresidente della Regione Abruzzo, Emanuele Imprudente, che ha delega all’Agricoltura: “In vista del 2029 è importante favorire studi come questo che dimostrino come, nella realtà, il rame sia sostenibile, anche perché non ci sono vere alternative, e ci troviamo per di più in un contesto generale in cui il cambiamento climatico sta favorendo l’insorgere di nuove patologie e sempre più aggressive. Serve buon senso ed equilibrio, le norme europee devono essere scritte aderendo al mondo reale”.
L’impatto del rame utilizzato entro i limiti di legge di 4 kg annui per ettaro è stato studiato in terreni della Bio Cantina Sociale Orsogna, dove la fertilità e vitalità del suolo viene mantenuta attraverso letamazioni, pascolamento di greggi, sovescio, compost di letame, residui della vinificazione, senza l’uso di pesticidi, per preservare un agrosistema ricco di forme di vita vegetali, animali e microbiche.
Ha dunque evidenziato Camillo Zulli, direttore e enologo della Bio Cantina Sociale Orsogna: “Per la riduzione dell’utilizzo del rame tanto si è fatto. Nel tempo è stato ridotto di circa l’85% passando dai 25 kg di rame per ettaro annui degli anni ’60 e ’70, agli attuali 3 kg, limite per l’agricoltura biodinamica. Obiettivo di questo incontro è stato quello di presentare i risultati della ricerca condotta in collaborazione con prestigiosi atenei, con l’obiettivo di sostituire i pregiudizi con dati scientifici verificati sull’impiego del rame in viticoltura biologica e biodinamica. Il risultato dello studio quadriennale è che nei vigneti coltivati secondo i principi del biologico e del biodinamico, le analisi hanno dimostrato che non si è registrato alcun incremento nell’accumulo di rame nel suolo, smentendo uno dei timori più diffusi tra i tecnici del settore. Il segreto è dunque quello di preservare la sostanza organica del suolo”.
A confermarlo il professor Alessandro Piccolo, già ordinario di Chimica agraria dell’Università di Napoli Federico II, e presidente della Società italiana di scienze biodinamiche.
“Il rame è un elemento fitotossico e anche antifungino, utilizzato in particolare per controllare la peronospora. Il punto è che i terreni, quando sono arricchiti di sostanza organica, sono in grado di ‘rapire’ il rame e quindi renderlo per così dire meno ‘trasportabile’, ‘mobile’ nell’ambiente e quindi non pericoloso per catena alimentare – ha spiegato il docente -. Questo accade in particolare nei terreni coltivati con metodo biodinamico, dove il contributo di sostanza organica viene fornito con compost che ha maturato 6-12 mesi fuori dal terreno e che consente un duraturo aumento della fertilità chimica, fisica e biologica, a differenza del letame fresco, che in una stagione vegetativa scompare”.
Sulla non pericolosità del rame non ha dubbi nemmeno il professor Alberto Palliotti, dell’Università di Perugia.
“Non ho mai riscontrato sintomi di ecotossicità, nei vigneti di tutto il mondo che abbiamo studiato, causati dall’utilizzo del rame, entro i limiti attuali, di gran lunga inferiori rispetto al passato. Le concentrazioni che troviamo nei vigneti, anche datati, quindi sottoposti ad anni di trattamento con rame, sempre a dosi di legge, non creano alcun tipo di problema. Nei terreni della Bio Cantina Sociale Orsogna non si sono registrate differenze significative, in termini di pH e sostanza organica presente. E dunque occorre rifletterci bene sull’intenzione di bandire il rame dopo il 2029, anche perché non abbiamo alternative valide; quindi, sarebbe come andare in guerra senza armi, si rischia di causare gravi danni alla viticoltura europea”, ha assicurato Palliotti.
Per Rosanna Tofalo, docente dell’Università di Teramo, ”la sostituzione del rame è non è la soluzione. È necessario adottare un approccio diverso. I nostri studi hanno confermato che i microrganismi associati al suolo possono mettere in atto una serie di meccanismi per ‘detossificare’ il rame aggiunto, e stabilire una resilienza che è alla base di una viticoltura rigenerativa”.
Ha concluso Maria Letizia Gardoni, delegata nazionale di Coldiretti Giovani Impresa: “l’iniziativa condotta da Bio Cantina Sociale Orsogna e dalle tre università, in una virtuosa partnership pubblico-privato è preziosa: il rame, il cui utilizzo si è comunque ridotto drasticamente negli anni, non rappresenta una minaccia, ed anzi è un elemento fondamentale per la gestione non solo delle fitopatie ma anche come nutriente per le comuni tecniche agricole, non solo non causa danni ambientali, ma può migliorare la salute e il benessere delle piante. La Commissione Europea non può dunque immaginare un futuro in agricoltura senza l’uso del rame, in assenza di alternative parimenti efficaci”.
IL LINK AL VIDEO INTEGRALE DEL CONVEGNO
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