Esteri
DONALD TRUMP VIETA AD ISRAELE NUOVI RAID NEL LIBANO, NETANYAHU SPIAZZATO
Redazione- Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha imposto un cessate il fuoco di dieci giorni tra Israele e il Libano, iniziato alla mezzanotte di giovedì 16 aprile 2026. La notizia è stata diffusa dal premier Benjamin Netanyahu ai propri ministri solo dopo la comunicazione ufficiale della Casa Bianca.
Secondo quanto riportato da Repubblica, l’accordo prevede l’interruzione delle operazioni offensive dell’esercito israeliano in cambio dell’impegno di Beirut a contenere le azioni di Hezbollah. Prima dello stop, l’esercito israeliano si trovava in prossimità della roccaforte di Bint Jbeil, nel sud del Libano. Netanyahu ha chiesto chiarimenti agli Usa dopo che Trump ha definito “proibiti” i raid in Libano. Una mossa del Presidente del Stati Uniti, che ha spiazzato il leader Israelinano, che si è irritato dopo il tweet del Presidente Trump.
Esteri
LIBANO – SOLDATO DELL’UNIFIL UCCISO IN UN ATTACCO
Redazione- Il militare faceva parte di una pattuglia impegnata nella bonifica di ordigni esplosivi che è stata attaccata. Altri tre peacekeeper feriti, due sono gravi.Un soldato francese, impegnato nella missione Unifil in Libano, è stato ucciso nel sud del Paese. Lo rende noto il presidente Emmanuel Macron secondo cui la responsabilità è del gruppo armato libanese Hezbollah.”Il sergente capo Florian Montorio del 17esimo reggimento del genio paracadutista di Montauban è caduto questa mattina nel sud-Libano durante un attacco contro l’Unifil”, scrive su X il capo dell’Eliseo. “Tre dei suoi fratelli d’arme sono feriti e sono stati evacuati. La Nazione si inchina con rispetto e rivolge il suo sostegno alle famiglie dei nostri soldati e a tutti i nostri militari impegnati per la pace in Libano. Tutto lascia pensare che la responsabilità di questo attacco ricada su Hezbollah. La Francia esige dalle autorità libanesi che arrestino immediatamente i colpevoli e assumano le loro responsabilità al fianco dell’Unifil”, aggiunge.
Esteri
UKRAINA – ALLARME A CHERNOBYL,IL REATTORE 4 STA PER CEDERE
Redazione- l grande arco metallico che copre il reattore 4 di Chernobyl è stato progettato per isolare in modo stabile ciò che resta dell’incidente nucleare del 1986. La struttura, completata nel 2016, ha il compito di impedire la dispersione di materiale radioattivo e proteggere il vecchio sarcofago ormai deteriorato. Negli ultimi giorni, però, un danneggiamento ha riacceso l’attenzione sulle sue condizioni.Secondo le informazioni disponibili, un impatto ha perforato una parte del rivestimento esterno, provocando anche un incendio limitato (ecco una prima immagine dei danni). Non si tratta di un danno alla struttura portante, che continua a mantenere la propria stabilità, ma riguarda gli strati superficiali che garantiscono l’isolamento dall’esterno. Questo rivestimento ha un ruolo fondamentale: impedisce all’acqua di entrare e limita la fuoriuscita di polveri contaminate. La presenza di un’apertura modifica queste condizioni. L’ingresso di umidità può alterare l’ambiente interno, accelerando i processi di corrosione e incidente nel tempo sui materiali. Non è un effetto immediato, ma è proprio questo tipo di deterioramento progressivo a rappresentare la principale criticità. Il sistema è stato concepito per funzionare per decenni con parametri molto controllati, e anche una variazione relativamente piccola può richiedere interventi mirati.Da una parte l’usura, da una parte la guerra, ma il reattore 4 ha urgenzte bisogno di rettifica strutturale, e lo stesso è da valutare nell’immediato, anche per gli altri reattori.
Esteri
SILURATA LA MINISTRA DELLA GIUSTIZIA BONDI: TRUMP AVVIA IL RIMPASTO DI GOVERNO?
Redazione- “È arrivata l’ora”. Con queste parole Donald Trump ha annunciato a Pam Bondi, la sua ministra di Giustizia, che l’avrebbe licenziata. La conversazione è avvenuta nella limousine del presidente mentre si stava recando all’aula del tribunale della Corte Suprema per presenziare all’apertura della sessione sul decreto di Trump che eliminerebbe la cittadinanza basata sullo ius soli. La Bondi, secondo informazioni dei media, avrebbe chiesto al suo capo di rimandare l’annuncio fino all’estate ma Trump non ha ceduto. L’annuncio ufficiale è stato diramato sulla piattaforma Truth Social nella quale Trump ha annunciato che la Bondi si sarebbe trasferita in un nuovo incarico nel settore privato.
Nel suo primo mandato presidenziale i licenziamenti di Trump cadevano a grappoli, in parte perché nella sua scelta di collaboratori aveva seguito i consigli di circondarsi con un folto numero di individui di un certo spessore. Poi quando non risultarono di suo gradimento per la loro mancata assoluta fedeltà cominciò a sostituirli. Nel suo secondo mandato, però, i collaboratori sono stati scelti usando la fedeltà come principio numero 1. Tutti i membri del suo Cabinet conoscono benissimo i desideri del loro capo e fanno di tutto per assecondarlo. Il licenziamento di Kristi Noem è avvenuto nonostante il fatto che la ministra della Sicurezza Nazionale stava mettendo in pratica la deportazione di massa voluta dal suo capo. La Noem inciampò con nelle morti di due individui nel Minnesota e Trump decise di metterla da parte offrendole un altro incarico nel quale ha perso visibilità.
Adesso il licenziamento della Bondi riflette in parte il clima burrascoso dell’amministrazione Trump ma soprattutto l’incapacità dell’ex ministra di Giustizia di punire legalmente i nemici di Trump. Va aggiunta anche la sua gestione dei file di Jeffrey Epstein. Nel febbraio del 2025 la Bondi dichiarò che era in possesso della lista “dei clienti di Epstein”, il finanziere di successo, condannato per traffico sessuale di minorenni, trovato morto in una cella federale di New York nel 2019. Nel 2025 la legislatura americana approvò una legge che tutti i file di Epstein dovevano essere resi pubblici ma la Bondi non riuscì a farlo. Si crede che nei file ci potrebbero essere informazioni compromettenti su Trump che per anni fu amico di Epstein. Ma ciò che avrà irritato di più il presidente sono state le mancate incriminazioni di nemici di Trump di cui lui si voleva vendicare. In particolare la Bondi non è riuscita a fare processare James Comey, Letitia James, Adam Schiff, mark Kelly e Jerome Powell, che Trump considera in un modo o nell’altro suoi nemici. Il problema per la Bondi è che i casi contro questi individui erano debolissimi e la magistratura li ha archiviati. Queste indagini hanno causato guai legali ma alla fine hanno rivelato che le prove erano fasulle e legalmente debolissime. In un certo senso la Bondi ha fatto quello che voleva il suo capo senza però riuscire a compiere gli impossibili desideri di vendetta del capo.
La Bondi, in effetti, si è comportata esattamente come Noem senza però soddisfare Trump che ha visto queste due collaboratrici come delusione. A differenza dei numerosi licenziamenti del suo primo mandato che spesso inclusero insulti, in questi due casi Trump è stato “gentile” usando un linguaggio conciliatorio. Trump non ha dunque bruciato i ponti, una buona strategia dato che la Bondi dovrebbe con ogni probabilità presentarsi davanti a una commissione alla Camera per testimoniare sul caso Epstein e spiegare perché tutti i file non sono stati rilasciati in un mese come richiesto dalla legge.
I segnali che Trump stia mettendo in atto un rimpasto del suo Cabinet sono già evidenti e vengono spiegati con i sondaggi che lo vedono in caduta libera. Secondo alcuni analisti anche la ministra del Commercio Howard Lutnick, Lori Chavez-DeRemer, ministro del Lavoro, e Tulsi Gabbard, direttrice dell’Intelligence Nazionale potrebbero subire la sorte della Bondi e Noem. Un altro candidato potrebbe anche essere Pete Hegseth, il bellicoso ministro della Difesa, che avrebbe spinto Trump ad attaccare l’Iran. La guerra è poco popolare con gli americani (approvazione solo del 27%) e quindi addossare la colpa a un altro sarebbe la via “giusta” per Trump di mandare un messaggio agli altri collaboratori: se le cose andranno male potete aspettarvi la stessa sorte della Bondi.
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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.
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