Cronaca
FUGA DI LUPO A DAEJEON: ALLARME ZOO, SCUOLE CHIUSE E CACCIA ALL’ANIMALE CON DRONI
Redazione- Un lupo è scappato dallo zoo di Daejeon, in Corea del Sud, seminando il panico nella città. Le autorità hanno mobilitato oltre 300 persone, tra poliziotti, militari e vigili del fuoco, per ritrovare l’animale. Le scuole sono state chiuse per precauzione e sono state utilizzate anche telecamere a drone per le ricerche, interrotte temporaneamente da un temporale.
Il lupo, un maschio di due anni nato in cattività, è riuscito a evadere scavando una buca sotto la recinzione del suo recinto. La sua fuga ha destato preoccupazione in una zona altamente urbanizzata, dove la presenza di fauna selvatica non è comune.
Le autorità hanno invitato la popolazione alla massima cautela e a segnalare eventuali avvistamenti.
L’episodio ha sollevato paragoni con la gestione dei lupi in Italia, dove circa 3.500 esemplari vivono liberi e gli attacchi all’uomo sono estremamente rari.
Cronaca
STRAGE DI LUPI NEL CUORE DELL’APPENNINO: SCATTA L’ALLERTA VELENO NEL PARCO D’ABRUZZO
Una drammatica scoperta in località San Francesco, ad Alfedena, riaccende l’incubo del bracconaggio indiscriminato. Rinvenute le carcasse di cinque lupi: è il secondo episodio nel giro di pochi giorni
Redazione- L’ombra dei bocconi avvelenati torna ad allungarsi sulle montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM). Nel pomeriggio dello scorso 15 aprile, una pattuglia di Guardiaparco ha rinvenuto i resti senza vita di cinque lupi nei pressi di Alfedena, in un’area di protezione esterna ai confini integrali della riserva. La gravità del ritrovamento ha fatto scattare immediatamente i protocolli di emergenza.
L’indagine e i sospetti
Sul luogo del ritrovamento, in località San Francesco, sono intervenute d’urgenza le unità cinofile specializzate nella ricerca di sostanze tossiche. Il controllo sul campo ha permesso di individuare del materiale organico sospetto che, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato utilizzato come esca letale. L’ipotesi della morte per avvelenamento è attualmente la pista principale seguita dagli inquirenti.
La Procura della Repubblica di Sulmona ha già aperto un fascicolo per fare luce sul caso, disponendo il sequestro penale degli animali e delle esche. I campioni sono stati trasferiti presso i laboratori dell’Istituto Zooprofilattico di Avezzano, dove le analisi necroscopiche e tossicologiche dovranno confermare la natura del veleno utilizzato.
Un preoccupante precedente
Questo massacro non è purtroppo un evento isolato. Solo pochi giorni fa, nella zona di Pescasseroli, erano stati rinvenuti altri cinque esemplari morti in circostanze del tutto analoghe. Dieci lupi uccisi in un lasso di tempo così breve rappresentano un colpo durissimo alla biodiversità locale e suggeriscono una strategia pianificata di “giustizia fai-da-te” contro i grandi predatori.
La condanna del Parco
Dalla direzione del PNALM arriva un monito durissimo. “Non si può derubricare questo scempio a una fatalità”, spiegano i responsabili dell’area protetta. L’uso di sostanze venefiche è una pratica criminale che agisce in modo cieco: oltre ai lupi, queste esche rappresentano una minaccia mortale per l’orso marsicano, simbolo della conservazione appenninica, e per l’intero equilibrio dell’ecosistema.
L’Ente Parco ha ribadito che nessuna tensione legata alla convivenza tra fauna selvatica e attività umane può giustificare atti di tale crudeltà e illegalità. Questi gesti, definiti “incompatibili con una società moderna”, rischiano di danneggiare non solo il patrimonio naturale ma anche l’immagine turistica ed economica dell’intero territorio.
Appello alla collaborazione
Mentre i Carabinieri Forestali e i Guardiaparco intensificano la vigilanza sul territorio, le autorità rivolgono un appello ai cittadini: chiunque abbia notato movimenti sospetti o sia in possesso di informazioni rilevanti è pregato di farsi avanti. La lotta contro i “killer dell’ambiente” richiede uno sforzo corale per proteggere una bellezza che appartiene a tutta la collettività.
Cronaca
NISCEMI – ARRIVANO I PRIMI INDAGATI PER IL DISASTRO, TRA CUI IL MINISTRO MUSUMECI ED IL GOVERNATORE SCHIFANI
Redazione- Dopo il grave disastro avvenuto in terra Siciliana, arrivano i primi indagati. Ci sono le prime conseguenze sul fronte giudiziario per la frana che il 25 gennaio scorso ha devastato Niscemi (Caltanissetta). Tredici persone sono state iscritte nel registro degli indagati. Lo ha reso noto il procuratore di Gela Salvatore Vella, che ha aperto un fascicolo per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. “Già nel 1997 – ha spiegato – c’erano delle indicazioni precise su come intervenire. I fondi stanziati, 12 milioni di euro, sono rimasti nelle casse della Regione”.Tra gli indagati ci sono i presidenti della Regione Siciliana in carica dal 2010 al 2026. C’è quindi anche l’attuale ministro alla Protezione civile, Nello Musumeci. Gli altri sono Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta e l’attuale governatore Renato Schifani. Sono sotto indagine nella doppia veste di commissari di Governo per l’attuazione delle ordinanze di Protezione civile per la mitigazione del rischio della frana e come commissari di Governo contro il dissesto idrogeologico.Risultano iscritti nel registro degli indagati anche gli ex capi della Protezione Civile regionale Calogero Foti e Vincenzo Falgares, e l’attuale capo Salvo Cocina, che erano soggetti attuatori delle ordinanze sulla mitigazione del rischio frana, e i soggetti attuatori delle misure contro il dissesto idrogeologico Salvo Lizio, Maurizio Croce, Sergio Tuminello e Giacomo Gargano. Indagata anche Sebastiana Coniglio, responsabile dell’Ati che avrebbe dovuto eseguire le opere finanziate con 12 milioni mai spesi.
Cronaca
LUPI IN ALTO ADIGE: IL TAR CONFERMA LA LEGITTIMITÀ DEGLI ABBATTIMENTI
Redazione- Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Bolzano ha emesso una decisione significativa riguardo all’abbattimento dei lupi in Alto Adige, respingendo un ricorso presentato da diverse organizzazioni per la protezione degli animali. Questa sentenza potrebbe stabilire un precedente importante per la gestione della specie lupo nelle regioni alpine italiane.
La vicenda ha avuto origine dall’autorizzazione all’abbattimento di due esemplari di lupo nel comune di Malles. Le associazioni animaliste, tra cui LNDC Animal Protection, LAV e ENPA, avevano contestato la validità di questo provvedimento e del sistema normativo locale relativo alle zone pascolive protette. Secondo le associazioni, tali disposizioni violerebbero la Direttiva Habitat europea, che impone una rigorosa protezione del lupo.
La normativa europea, in particolare l’articolo 16 della Direttiva Habitat, permette eccezioni al divieto di uccisione di specie protette come il lupo (Canis lupus) solo in presenza di tre condizioni cumulative: una necessità specifica (come la prevenzione di gravi danni agli allevamenti), l’assenza di alternative praticabili (misure non letali inefficaci o irrealizzabili) e la garanzia che l’intervento non comprometta lo stato di conservazione della popolazione selvatica.
La legge provinciale dell’Alto Adige, recepita nelle normative L.P. 10/2023 e L.P. 11/2018, prevede l’istituzione di “zone pascolive protette”. Queste aree sono caratterizzate da condizioni geomorfologiche che rendono difficilmente attuabili misure di protezione tradizionali come recinzioni, cani da guardiania o sorveglianza costante.
Il TAR ha rigettato il ricorso basandosi su diverse motivazioni. L’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha confermato l’esistenza di un danno significativo a breve termine per gli allevamenti, documentato da una serie di predazioni concentrate in un breve periodo. Il Tribunale ha inoltre sottolineato che gli allevatori avevano già implementato diverse misure protettive, tra cui recinzioni elettrificate, la presenza di pastori e l’uso di cani da conduzione. Nonostante queste misure fossero giudicate adeguate, si sono rivelate insufficienti nel contesto specifico dell’alpeggio tradizionale. L’ISPRA ha suggerito un adattamento progressivo delle pratiche di allevamento, riconoscendo però che tali cambiamenti richiedono tempo.
Per quanto riguarda il prelievo autorizzato (uno o due esemplari), è stato considerato rientrare nei limiti prudenziali (3-5% della popolazione stimata), compatibili con il mantenimento di uno stato di conservazione favorevole per la specie.
Le associazioni ricorrenti avevano sollevato la questione che il sistema delle zone pascolive protette potesse creare un automatismo illegittimo, bypassando la valutazione individuale richiesta dalla Direttiva Habitat. Tuttavia, il TAR ha chiarito che l’identificazione di queste zone non costituisce un vincolo automatico per le future azioni amministrative.
Infine, i dubbi di legittimità costituzionale sollevati dalle ricorrenti riguardo alla normativa provinciale, anche in relazione alla recente riforma dell’articolo 9 della Costituzione sulla tutela degli animali, sono stati dichiarati irrilevanti e manifestamente infondati. Il Tribunale ha richiamato una precedente sentenza della Corte Costituzionale che aveva già confermato la competenza delle Province autonome in materia.
In conclusione, la sentenza del TAR ribadisce la legittimità dell’abbattimento di lupi, in deroga alla Direttiva Habitat, quando tale misura è supportata da un’istruttoria approfondita, pareri tecnici qualificati e il rispetto delle soglie di conservazione. Per gli allevatori delle zone alpine, è fondamentale documentare le misure preventive adottate e la loro inefficacia per poter giustificare tali interventi.
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