Storia
CARSOLI, IL SOFFERTO RICORDO DEL 1944: LA MEMORIA COME SEME PER L’AVVENIRE
Redazione- Il centro abitato di Carsoli si è riunito in un abbraccio collettivo per commemorare una delle ferite più profonde della sua storia recente. A ottantadue anni dai tragici eventi bellici, la cittadinanza ha risposto con una partecipazione composta e solenne, trasformando la ricorrenza in quello che il primo cittadino, l’avvocato Loreto Alessandro Marcangeli, ha descritto come un “incrocio di forte commozione e unità”.
La funzione ha visto la popolazione stringersi attorno al ricordo dei caduti, trasformando il dolore di ieri in un coro unanime a favore della fratellanza e della coesione sociale. Il prestigio dell’evento è stato suggellato dalla presenza del Prefetto, il dottor Vito Cusumano, intervenuto accanto ai vertici delle forze dell’ordine, ai rappresentanti delle istituzioni e alle diverse realtà associative del territorio.
Un particolare accento di speranza è stato posto sulla massiccia affluenza degli studenti e delle nuove leve cittadine. Il sindaco Marcangeli ha evidenziato con orgoglio come il coinvolgimento dei ragazzi abbia conferito un valore aggiunto alla giornata: secondo la visione della fascia tricolore, infatti, preservare la testimonianza di quel dramma aereo è un impegno etico che guarda al domani. Celebrare la storia, secondo l’amministratore, non rappresenta un semplice esercizio di nostalgia, ma il pilastro fondamentale per maturare una consapevolezza civica più solida.
A margine delle celebrazioni, il capo dell’amministrazione ha voluto rivolgere un sentito plauso a ogni singolo partecipante, rimarcando come il bagaglio dei ricordi comuni rappresenti la roccia su cui edificare il progresso di una società informata e partecipe.
La cerimonia si è conclusa con il rinnovo ufficiale della promessa istituzionale: tramandare i principi di libertà e tolleranza, affinché il sacrificio umano consumatosi ottantadue anni addietro sotto le macerie rimanga un monito vivente per le generazioni presenti e future.
Storia
“16 APRILE 1944 – 16 APRILE 2026 “, CARSOLI RICORDA ED ONORA IN MODO SOLENNE LE VITTIME CIVILI DI GUERRA ED I SUOI CADUTI NELLE DUE GUERRE MONDIALI
Redazione- Ci sono date che restano incise non solo sui libri di storia, ma nel DNA profondo di una comunità. Per Carsoli, il 16 aprile è una di queste: un giorno di raccoglimento che intreccia il dolore del passato con l’impegno civile del presente. Quest’anno, la celebrazione dell’82° anniversario di quel tragico “ottavo di Pasqua” del 1944 ha assunto una solennità senza precedenti, trasformandosi in un corale abbraccio collettivo volto a onorare le vittime civili e i caduti di tutte le guerre.
Alla presenza delle massime autorità civili e militari — dal Prefetto ai vertici delle Forze dell’Ordine, passando per la gioiosa e composta partecipazione degli studenti — la città ha riaffermato un concetto fondamentale: la memoria non è un esercizio statico, ma un ponte necessario per costruire un futuro di pace. Tra le note della Banda dei Carabinieri e il commosso ricordo dei concittadini che persero la vita sotto lo “spezzonamento” alleato, la comunità si è ritrovata unita nel segno del ricordo.
Per comprendere appieno la portata del dramma che colpì Carsoli e l’eroismo quotidiano di chi prestò soccorso tra le macerie, pubblichiamo di seguito la preziosa e accurata testimonianza dell’ Avv. Giovanni Alberto Marcangeli, che ripercorre quei momenti terribili, restituendo volto e nome a una storia che tutta Carsoli e la Piana del Cavaliere ha il dovere di custodire.
<<Quest’anno Carsoli ha celebrato,con inusitata solennità’ e viva partecipazione , l’82esimo anniversario del 16 aprile 1944 triste ottava di Pasqua. In quella domenica di riunioni familiari e cerimonie religiose ,due formazioni di caccia alleati sbucate verso le 12 da dietro San Martino, lanciarono micidiali bombe a grappolo, scambiate inizialmente per volantini , sulla zona storica della nostra città! La popolazione, colta di sorpresa ,non riuscì’ a rifugiarsi e ben 29 furono le vittime e numerosi i feriti . Maggiormente colpite via degli Equi , via Valeria, vicolo degli Ebrei , le case intorno al castello e “Gliu Bastione” dove venne apposta qualche anno fa una lapide commemorativa ( all’incrocio tra via Mario Galli e Via Carlo Scarcella dedicate a due valorosi ufficiali caduti nella seconda guerra mondiale) . La popolazione chiamò “spezzonamento” la tragica pioggia di bombe a grappolo e ad uomo. I feriti furono soccorsi in casa Galli e poi trasportati in ospedali militari tedeschi a Roviano e Tivoli. Il falegname Caffari Fausto ebbe difficoltà a predisporre 29 bare. Altri “ spezzonamenti “vi furono a maggio e mitragliamenti colpirono altri carsolani per un totale di oltre quaranta. Feroce fu l’uccisione mirata da parte di un caccia inglese di due cuginetti adolescenti che giocavano lungo il fiume verso S Martellecchia. La popolazione fuggì da Carsoli e andò’ “sfollata” nei paesi vicini in maggior parte a Villaromana e Tufo. Don Tito Zazza benemerito sacerdote (l’arciprete era don Proino Arcangeli) con una mesta e spaventata processione portò Il Santissimo a Villa Romana. In precedenza i caccia alleati avevano fatto strage in piazza Corradino di ufficiali e truppe tedesche , i cui corpi tra gli altri furono composti e trasportati in chiesa da don Tito e suor Placida che gli anziani ricordano come benemerita suora dell’asilo parrocchiale. Il perché’ di tale accanimento su Carsoli : certamente il nodo stradale e ferroviario, l’ammassamento ed il passaggio di truppe tedesche in fuga da Cassino e dirette al nord e la presenza in zona del Feldmaresciallo Kesserling, comandante in capo delle truppe tedesche , segnalato da una spia inglese paracadutata nei boschi intorno a San Francesco. Un meritato plauso agli organizzatori dell’evento di quest’anno che ha visto la partecipazione della banda Musicale dei giovani carabinieri , del Prefetto della provincia, di alti ufficiali dei Carabinieri della Polizia , della Guardia di finanza, della Polizia Locale nonché’ la presenza attiva del Parroco don Umberto Di Pasquale e il coinvolgimento delle scuole. Il Sindaco, nel suo intervento, si è rivolto proprio agli studenti ed alunni sottolineando il valore della pace ed evidenziando che non c’è’ un futuro consapevole senza la memoria del passato.
Presenti i sindaci della Piana e tutte le associazioni d’arma con folte delegazioni. A loro, all’amministrazione comunale, al Comitato feste alla Pro Loco ed a tutti coloro che hanno contribuito ad organizzare la giornata in modo che così solenne e memorabile, un sentito grazie. Giovanni Alberto Marcangeli >>.
Storia
L’AQUILA – ERA IL 25 FEBBRAIO DEL 1971, PER UN ERRORE DI UNA LETTERA NELLO STATUTO REGIONALE LA CITTA’ FU VITTIMA DI TRE GIORNI DI GUERRIGLIA URBANA, A FUOCO E FIAMME
Redazione- Una lettera. Una singola lettera tra “e” e “o”. Tre giorni di molotov, sassate e incendi. Siamo il 26 febbraio 1971. Il Consiglio regionale dell’Abruzzo è riunito per approvare il nuovo Statuto. In ballo c’è una questione caldissima: chi sarà il capoluogo ufficiale della regione, L’Aquila o Pescara? Lo Statuto dice chiaramente: le riunioni si tengono “a L’Aquila o a Pescara” — cioè in alternativa, con L’Aquila capoluogo principale. Spoiler. Il presidente del Consiglio regionale Emilio Mattucci apre la bocca e legge: “a L’Aquila e a Pescara.” Una lettera in più. Una congiunzione diversa. Il significato ribaltato. In aula partono le prime monetine. In strada, nel giro di minuti, parte il resto. L’Aquila si rivolta letteralmente contro se stessa. I cittadini danno fuoco alle sedi di DC, PLI, PSDI e PCI in piazza Palazzo e lungo il Corso Vittorio Emanuele. Vengono assaltate le abitazioni dei consiglieri regionali accusati di tradimento. La Prefettura viene presa d’assedio con blocchi di sanpietrini strappati dal selciato. Aspetta. Non è una protesta. È guerriglia urbana.
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