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Cronaca

UKRAINA – ALLARME A CHERNOBYL,IL REATTORE 4 STA PER CEDERE

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l grande arco metallico che copre il reattore 4 di Chernobyl è stato progettato per isolare in modo stabile ciò che resta dell’incidente nucleare del 1986. La struttura, completata nel 2016, ha il compito di impedire la dispersione di materiale radioattivo e proteggere il vecchio sarcofago ormai deteriorato. Negli ultimi giorni, però, un danneggiamento ha riacceso l’attenzione sulle sue condizioni.Secondo le informazioni disponibili, un impatto ha perforato una parte del rivestimento esterno, provocando anche un incendio limitato (ecco una prima immagine dei danni). Non si tratta di un danno alla struttura portante, che continua a mantenere la propria stabilità, ma riguarda gli strati superficiali che garantiscono l’isolamento dall’esterno. Questo rivestimento ha un ruolo fondamentale: impedisce all’acqua di entrare e limita la fuoriuscita di polveri contaminate. La presenza di un’apertura modifica queste condizioni. L’ingresso di umidità può alterare l’ambiente interno, accelerando i processi di corrosione e incidente nel tempo sui materiali. Non è un effetto immediato, ma è proprio questo tipo di deterioramento progressivo a rappresentare la principale criticità. Il sistema è stato concepito per funzionare per decenni con parametri molto controllati, e anche una variazione relativamente piccola può richiedere interventi mirati.Da una parte l’usura, da una parte la guerra, ma il reattore 4 ha urgenzte bisogno di rettifica strutturale, e lo stesso è da valutare nell’immediato, anche per gli altri reattori.

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Cronaca

TRAGEDIA SULLA RIETI-TORANO: DONNA SI TOGLIE LA VITA LANCIANDOSI DA UN VIADOTTO

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Redazione- Una mattinata segnata dal dolore e dall’incredulità quella vissuta lungo la dorsale della superstrada Rieti-Torano. Una donna, residente nel reatino, ha perso la vita dopo essersi lanciata da uno dei viadotti che sovrastano l’arteria stradale.

Il dramma si è consumato in pochi istanti. Secondo le prime ricostruzioni, la donna avrebbe accostato la propria vettura a bordo carreggiata, scendendo dal veicolo per poi compiere l’estremo gesto. Alcuni automobilisti di passaggio, accortisi della situazione, hanno immediatamente allertato i soccorsi, ma purtroppo ogni tentativo di intervento è risultato vano.

Sul posto sono intervenuti tempestivamente i sanitari del 118, le pattuglie della Polizia Stradale e i Vigili del Fuoco. Una volta individuato il corpo alla base del viadotto, i medici non hanno potuto far altro che constatarne il decesso: l’impatto, dopo un volo di diversi metri, è stato fatale e non ha lasciato scampo alla vittima.

Le forze dell’ordine hanno effettuato i rilievi necessari per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e per gestire il traffico, che ha subito rallentamenti e deviazioni per consentire le operazioni di recupero della salma e la messa in sicurezza dell’area. La notizia si è diffusa rapidamente nella comunità locale, lasciando amici e conoscenti nello sconforto.

Non sono stati resi noti, al momento, i motivi che avrebbero spinto la donna al tragico gesto. La salma resta a disposizione dell’autorità giudiziaria per gli accertamenti di rito prima della restituzione ai familiari per l’ultimo saluto.

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Cronaca

STRAGE DI LUPI NEL CUORE DELL’APPENNINO: SCATTA L’ALLERTA VELENO NEL PARCO D’ABRUZZO

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Una drammatica scoperta in località San Francesco, ad Alfedena, riaccende l’incubo del bracconaggio indiscriminato. Rinvenute le carcasse di cinque lupi: è il secondo episodio nel giro di pochi giorni

Redazione-  L’ombra dei bocconi avvelenati torna ad allungarsi sulle montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM). Nel pomeriggio dello scorso 15 aprile, una pattuglia di Guardiaparco ha rinvenuto i resti senza vita di cinque lupi nei pressi di Alfedena, in un’area di protezione esterna ai confini integrali della riserva. La gravità del ritrovamento ha fatto scattare immediatamente i protocolli di emergenza.

L’indagine e i sospetti

Sul luogo del ritrovamento, in località San Francesco, sono intervenute d’urgenza le unità cinofile specializzate nella ricerca di sostanze tossiche. Il controllo sul campo ha permesso di individuare del materiale organico sospetto che, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato utilizzato come esca letale. L’ipotesi della morte per avvelenamento è attualmente la pista principale seguita dagli inquirenti.

La Procura della Repubblica di Sulmona ha già aperto un fascicolo per fare luce sul caso, disponendo il sequestro penale degli animali e delle esche. I campioni sono stati trasferiti presso i laboratori dell’Istituto Zooprofilattico di Avezzano, dove le analisi necroscopiche e tossicologiche dovranno confermare la natura del veleno utilizzato.

Un preoccupante precedente

Questo massacro non è purtroppo un evento isolato. Solo pochi giorni fa, nella zona di Pescasseroli, erano stati rinvenuti altri cinque esemplari morti in circostanze del tutto analoghe. Dieci lupi uccisi in un lasso di tempo così breve rappresentano un colpo durissimo alla biodiversità locale e suggeriscono una strategia pianificata di “giustizia fai-da-te” contro i grandi predatori.

 

La condanna del Parco

Dalla direzione del PNALM arriva un monito durissimo. “Non si può derubricare questo scempio a una fatalità”, spiegano i responsabili dell’area protetta. L’uso di sostanze venefiche è una pratica criminale che agisce in modo cieco: oltre ai lupi, queste esche rappresentano una minaccia mortale per l’orso marsicano, simbolo della conservazione appenninica, e per l’intero equilibrio dell’ecosistema.

L’Ente Parco ha ribadito che nessuna tensione legata alla convivenza tra fauna selvatica e attività umane può giustificare atti di tale crudeltà e illegalità. Questi gesti, definiti “incompatibili con una società moderna”, rischiano di danneggiare non solo il patrimonio naturale ma anche l’immagine turistica ed economica dell’intero territorio.

Appello alla collaborazione

Mentre i Carabinieri Forestali e i Guardiaparco intensificano la vigilanza sul territorio, le autorità rivolgono un appello ai cittadini: chiunque abbia notato movimenti sospetti o sia in possesso di informazioni rilevanti è pregato di farsi avanti. La lotta contro i “killer dell’ambiente” richiede uno sforzo corale per proteggere una bellezza che appartiene a tutta la collettività.

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NISCEMI – ARRIVANO I PRIMI INDAGATI PER IL DISASTRO, TRA CUI IL MINISTRO MUSUMECI ED IL GOVERNATORE SCHIFANI

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Redazione-  Dopo il grave disastro avvenuto in terra Siciliana, arrivano i primi indagati. Ci sono le prime conseguenze sul fronte giudiziario per la frana che il 25 gennaio scorso ha devastato Niscemi (Caltanissetta). Tredici persone sono state iscritte nel registro degli indagati. Lo ha reso noto il procuratore di Gela Salvatore Vella, che ha aperto un fascicolo per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. “Già nel 1997 – ha spiegato – c’erano delle indicazioni precise su come intervenire. I fondi stanziati, 12 milioni di euro, sono rimasti nelle casse della Regione”.Tra gli indagati ci sono i presidenti della Regione Siciliana in carica dal 2010 al 2026. C’è quindi anche l’attuale ministro alla Protezione civile, Nello Musumeci. Gli altri sono Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta e l’attuale governatore Renato Schifani. Sono sotto indagine nella doppia veste di commissari di Governo per l’attuazione delle ordinanze di Protezione civile per la mitigazione del rischio della frana e come commissari di Governo contro il dissesto idrogeologico.Risultano iscritti nel registro degli indagati anche gli ex capi della Protezione Civile regionale Calogero Foti e Vincenzo Falgares, e l’attuale capo Salvo Cocina, che erano soggetti attuatori delle ordinanze sulla mitigazione del rischio frana, e i soggetti attuatori delle misure contro il dissesto idrogeologico Salvo Lizio, Maurizio Croce, Sergio Tuminello e Giacomo Gargano. Indagata anche Sebastiana Coniglio, responsabile dell’Ati che avrebbe dovuto eseguire le opere finanziate con 12 milioni mai spesi.

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